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	<title>calvario Archivi - Simona Marabese</title>
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	<title>calvario Archivi - Simona Marabese</title>
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	<item>
		<title>Gorbaciov se ne è andato. E così è morta la parola Libertà in Russia.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Marabese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Aug 2022 20:31:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gorbaciov se ne è andato. E così è morta la parola Libertà in Russia. Che fine farà la Russia senza un sostenitore della libertà? Gorbaciov se ne è andato. E così è morta la parola Libertà in Russia. &#8211; Avevo solo 24 anni, mi ero appena laureata e sfoggiavo il mio russo imparato al liceo e poi all’università. Allora avevo appena cominciato collaborare con il Resegone di Lecco per diventare giornalista pubblicista. Un giorno, tramite la redazione del Resegone venni a sapere che l’associazione Vera Brianza di Monticello, (per la quale poi ho lavorato in seguito), grazie all’aiuto dell’onorevole Giovanni Cervetti, aveva invitato Michail Gorbačëv in Italia. Era il primo passo verso quella che Gorbačëv chiamava Perestrojka (termine da lui coniato), cioè la ricostruzione di un Paese che aveva sempre vissuto sotto la dittatura. Sapere che saresti venuto in Italia mi entusiasmò e così, decisi di preparare delle domande da farti in russo, sempre se mi avessero invitata ad assistere alla conferenza coi media italiani. E così fu. Il nostro incontro avvenne prima al ristorante dove pranzasti con gli imprenditori brianzoli. Mi ricordo che la tua guardia del corpo iniziò a discutere animatamente con un funzionario della Digos e siccome [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.simonamarabese.it/gorbaciov-se-ne-e-andato-e-cosi-e-morta-la-parola-liberta-in-russia/">Gorbaciov se ne è andato. E così è morta la parola Libertà in Russia.</a> proviene da <a href="https://www.simonamarabese.it">Simona Marabese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"></figure>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Gorbaciov se ne è andato. E così è morta la parola Libertà in Russia. </p><p>Che fine farà la Russia senza un sostenitore della libertà?</p></blockquote></figure>



<p>Gorbaciov se ne è andato. E così è morta la parola Libertà in Russia. &#8211; Avevo solo 24 anni, mi ero appena laureata e sfoggiavo il mio russo imparato al liceo e poi all’università. Allora avevo appena cominciato collaborare con il Resegone di Lecco per diventare giornalista pubblicista. Un giorno, tramite la redazione del Resegone venni a sapere che l’associazione <a href="https://www.simonamarabese.it/la-guerra-in-ucraina-e-i-bambini/">Vera Brianza di Monticello</a>, (per la quale poi ho lavorato in seguito), grazie all’aiuto dell’onorevole Giovanni Cervetti, aveva invitato <a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/michail-sergeevic-gorbacev">Michail Gorbačëv </a>in Italia.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong><br>Era il primo passo verso quella che<a href="https://www.simonamarabese.it/tag/gorbaciov/"> Gorbačëv</a> chiamava <a href="https://tg24.sky.it/mondo/2022/08/31/gorbaciov-perestroika-glasnost-significato">Perestrojka</a> (termine da lui coniato), cioè la ricostruzione di un Paese che aveva sempre vissuto sotto la dittatura.</strong></h4>



<p><br>Sapere che saresti venuto in Italia mi entusiasmò e così, decisi di preparare delle domande da farti in russo, sempre se mi avessero invitata ad assistere alla conferenza coi media italiani. E così fu.</p>



<p><br>Il nostro incontro avvenne prima al ristorante dove pranzasti con gli imprenditori brianzoli. Mi ricordo che la tua guardia del corpo iniziò a discutere animatamente con un funzionario della Digos e siccome non si capivano, mi offrii per fare da interprete. Per ringraziarmi mi fecero parlare con Raissa e con te.</p>



<p><br>Ma non solo, alla conferenza stampa mi avevano riservato un posto in prima fila. Ero emozionatissima, non riuscivo ad alzare la mano per farti delle domande, finché tu hai chiesto che fosse una donna ad intervistarti. E scegliesti me. Allora aprii il mio quadernetto con le domande in russo e cominciai a leggere. Fu allora che tu rimanesti sorpreso di trovare una giornalista italiana che parlava russo. E per me fu un orgoglio, credimi.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><br>Abbiamo tutti sperato in te, poiché hai avuto coraggio. </h4>



<p>Conoscevi bene il significato della parola Libertà, una parola che in <a href="https://www.simonamarabese.it/intervista-valentina-kuturnenko/">Russia </a>faceva paura, o meglio che non aveva un significato preciso, come quello che noi occidentali conosciamo bene.<br>In <a href="https://www.studenti.it/storia-unione-sovietica-breznev-gorbacev.html">Unione Sovietica</a> prima della tua elezione al Partito tutto era paralizzato dalla Dittatura e tu hai provato a rivoluzionare il paese. Hai introdotto la parola Glasnost, che significa trasparenza, perché volevi portare alla luce ciò che la <a href="https://www.simonamarabese.it/il-fantasma-di-stalin-putin/">Dittatura</a> nascondeva.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><br>Hai contribuito alla caduta del muro di Berlino e hai vissuto il disfacimento dell’Unione Sovietica, hai combattuto per donare al popolo russo una possibilità di democrazia.<br></p></blockquote>



<p>Non fu facile. E non sei stato capito. Una rivoluzione economica allora significava stravolgere il Sistema e ciò significava attraversare tempi difficili.</p>



<p><br>Nel 1990 ero a Mosca e mi ricordo che la gente faceva fatica a trovare il cibo nei negozi. I russi, abituati alla “tessera”, ora si trovavano senza niente.<br></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Non hanno capito.<br></p></blockquote>



<p>Se avevano vissuto sempre senza libertà, come potevano capirne il significato? Ne avevano paura. Per questo eri così sostenuto nel resto dell’Europa, ma ostacolato nel tuo paese.<br></p>



<p>Poi il <a href="https://www.ilpost.it/2021/08/21/colpo-di-stato-russia-agosto-1991/">Golpe</a> nel 1991, L’Unione Sovietica crollò e ti costrinsero ad uscire di scena.<br></p>



<p>Ora, te ne sei andato. Ci hai lasciato così, nascosto nell&#8217;ombra, perché così sei stato costretto.</p>



<p><br>Chissà cosa scriveranno sui libri di scuola in Russia su di te e se scriveranno visto che ti hanno sempre ostacolato.<br>Penso però che noi occidentali di te avremo sempre un bellissimo ricordo: sei stato l’uomo che ha provato a portare la vera libertà ad un popolo che ancora adesso è costretto a vivere sotto la dittatura.<br></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Sei stato un eroe della storia.<br></p></blockquote>



<p>Sei stato un uomo di coraggio e un grande intellettuale. Penso che in Occidente rimarrai un simbolo, colui che ha lottato per il “cambiamento” di un popolo.</p>



<p><br>Ricordo il tuo sorriso dopo le mie domande in russo. Riposa in Pace caro Michail Gorbačëv.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="768" data-id="850" src="https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/08/IMG20220305111530-1-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-850" srcset="https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/08/IMG20220305111530-1-1024x768.jpg 1024w, https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/08/IMG20220305111530-1-300x225.jpg 300w, https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/08/IMG20220305111530-1-768x576.jpg 768w, https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/08/IMG20220305111530-1-1536x1152.jpg 1536w, https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/08/IMG20220305111530-1-2048x1536.jpg 2048w, https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/08/IMG20220305111530-1-1080x810.jpg 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Il mio primo incontro con Gorbaciov nel 1994</figcaption></figure>
</figure>



<p></p>



<p>.</p>



<p><br></p>



<p><br></p>



<p><br><br></p>
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		<title>Cosa porta alcune &#8220;madri&#8221; ad uccidere i propri figli?</title>
		<link>https://www.simonamarabese.it/cosa-porta-alcune-madri-ad-uccidere-i-propri-figli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Marabese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jun 2022 12:31:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[basaglia]]></category>
		<category><![CDATA[calvario]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi di personalità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Madri che uccidono i propri figli. E&#8217; cosi vero paragonarle a Medea? Se Medea si fosse fatta curare, avrebbe ucciso i suoi figli? Madri che uccidono i figli, lo fanno per troppa rabbia o perché malate psicologicamente? Medea soffriva di disturbo borderline di personalità? I media hanno paragonato l’uccisione della piccola Elena da parte della madre al mito di Medea. Più che un mito, oggi parlerei di una vera e propria patologia psicologica. Medea forse soffriva di disturbi psicologici? Difficile da dire a quel tempo. E la letteratura parla di miti, ma non accenna alla malattia psichiatrica o psicologica, che è molto diffusa nella società contemporanea. Quale madre sana ucciderebbe la propria figlia? Troppa rabbia, troppo odio? Ma la rabbia e l’odio sono due sentimenti umani che tutti proviamo. Se però portati all’estremo non sono più sani, diventano una patologia seria che va curata. E perché è così difficile riconoscere queste malattie e quindi curarle? Al tempo di Basaglia chi non stava bene era definito un “matto”, con il significato più negativo del termine. I matti erano rinchiusi nei manicomi, per diversi motivi; certamente chi “psicologicamente” non stava bene, ma anche chi aveva dipendenze , chi era povero o faceva [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h4 class="wp-block-heading">Madri che uccidono i propri figli. E&#8217; cosi vero paragonarle a Medea? Se <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Medea_(Euripide)">Medea </a>si fosse fatta curare, avrebbe ucciso i suoi figli?</h4>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-3 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"></figure>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><br>Madri che uccidono i figli, lo fanno per troppa rabbia o perché malate psicologicamente?</p></blockquote></figure>



<p>Medea soffriva di disturbo borderline di personalità? I media hanno paragonato l’uccisione della piccola Elena da parte della madre al mito di Medea. Più che un mito, oggi parlerei di una vera e propria patologia psicologica. Medea forse soffriva di disturbi psicologici? Difficile da dire a quel tempo. E la letteratura parla di miti, ma non accenna alla malattia psichiatrica o psicologica, che è molto diffusa nella società contemporanea.</p>



<p><br>Quale madre sana ucciderebbe la propria figlia? Troppa rabbia, troppo odio? Ma la <a href="https://www.simonamarabese.it/cosa-racconto-ai-miei-bambini-della-guerra-in-ucraina/">rabbia</a> e l’odio sono due sentimenti umani che tutti proviamo. Se però portati all’estremo non sono più sani, diventano una patologia seria che va curata. E perché è così difficile riconoscere queste malattie e quindi curarle?</p>



<p><br>Al tempo di <a href="https://www.stateofmind.it/2019/01/franco-basaglia/">Basaglia</a> chi non stava bene era definito un “matto”, con il significato più negativo del termine. I matti erano rinchiusi nei manicomi, per diversi motivi; certamente chi “psicologicamente” non stava bene, ma anche chi aveva dipendenze , chi era <a href="https://www.simonamarabese.it/l-omino-magico/">povero</a> o faceva fatica a gestire la propria vita. Addirittura C. Bogliolo, famoso medico psichiatra, nel suo libro di “Psichiatria per gli infermieri psichiatrici”, pubblicato nel 1974, definiva così i disturbi di personalità: “Personalità psicopatiche sono state definite quelle “di coloro che per la loro stessa natura soffrono e fanno soffrire la società”. Una malattia che fa soffrire la Società.</p>



<p><br>Meno male che oggi le cose sono diverse e che con la legge Basaglia (legge 180) i manicomi sono stati chiusi.<br>Si sono fatti passi giganti in campo psichiatrico e psicologico. Oggi si parla di diversi disturbi di personalità, che a differenza di patologie più gravi, possono essere curati con medicinali e percorsi terapeutici, fino alla scomparsa di questi.<br></p>



<h4 class="wp-block-heading">Eppure nella società moderna le malattie psicologiche o psichiatriche non sono molto tutelate e curate. Come mai? </h4>



<p>Primo, perché la stessa Società fa fatica ad accettare queste malattie come “normali malattie” e quindi a riconoscerle e ad aiutare chi ne soffre.<br>Una donna quasi laureata, in un paesino del Sud come poteva essere aiutata? Probabilmente la famiglia stessa non ha visto i disturbi della figlia oppure ha fatto fatica ad accettare che la figlia soffrisse di un disturbo di personalità che deve, come tutte le malattie, essere curato con dei medicinali e delle cure adeguate.<br></p>



<p>Perché <a href="https://www.corriere.it/cronache/cards/elena-pozzo-uccisa-madre-martina-patti-catania-storia-dall-inizio/a-catania-rapita-bambina_principale.shtml">Martina Patti</a> ha avuto il coraggio di uccidere il sangue del suo sangue? Non si parla di coraggio e anche parlare di troppa rabbia nei confronti del marito è sbagliato. La rabbia e l’odio sono due sentimenti umani. Solo quando portati all’estremo si definiscono patologie psicologiche e psichiatriche molto forti, che vanno diagnosticate e curate prima che portino a compiere un gesto estremo quale l’omicidio.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><br>Non esistono madri “mostri”, ma madri ammalate, che non stanno bene. </p></blockquote>



<p>Questo non giustifica il gesto atroce che Martina Patti ha compiuto. Ma forse Martina andava anche guardata subito ai primi segnali di squilibrio. Perché solo una rabbia “malata” può portare ad una simile atrocità.<br></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-4 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" data-id="840" src="https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/06/Medea-1-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-840" srcset="https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/06/Medea-1-1024x576.jpg 1024w, https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/06/Medea-1-300x169.jpg 300w, https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/06/Medea-1-768x432.jpg 768w, https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/06/Medea-1-1080x608.jpg 1080w, https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/06/Medea-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</figure>



<p>Che Medea fosse affetta da un grave<a href="https://www.stateofmind.it/disturbi-di-personalita/"> disturbo di personalità?</a> chi può dirlo. Lasciamo i miti alla letteratura.<br></p>



<p>Solo riflettendo sull’esistenza e cercando una cura ai disturbi psicologici, sempre più diffusi nella nostra società, forse riusciremo a fermare anche tante atrocità su persone innocenti.<br></p>



<p>Pace all’anima della piccola Elena, che ora risposi in paradiso.</p>



<p>Foto dal web</p>



<h4 class="wp-block-heading"></h4>



<h4 class="wp-block-heading"></h4>



<h4 class="wp-block-heading"></h4>



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<p>.</p>



<p></p>



<p><br></p>



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<p><br><br></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.simonamarabese.it/cosa-porta-alcune-madri-ad-uccidere-i-propri-figli/">Cosa porta alcune &#8220;madri&#8221; ad uccidere i propri figli?</a> proviene da <a href="https://www.simonamarabese.it">Simona Marabese</a>.</p>
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		<title>Un Papa e il suo calvario</title>
		<link>https://www.simonamarabese.it/un-papa-e-il-suo-calvario/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Marabese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Apr 2022 15:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
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		<category><![CDATA[Wojtyla]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In ricordo di Papa Wojtyla. Un Papa e il suo calvario &#8211; Cosa pensa un Papa quando si avvicina alla morte? Sa già chi incontrerà, chi ci sarà ad aspettarlo oltre il mistero della vita terrena che ha vissuto con la profondità del suo ruolo? E forse il suo Calvario è solo un passaggio, una ulteriore purificazione alla sua già vita purificata e beata? Un Papa e il suo calvario. E&#8217; quello che sta vivendo in questi giorni, in questi ultimi attimi, Giovanni Paolo II, il nostro Papa, perché il suo destino gli ha fatto incontrare una malattia crudele, una sofferenza fisica pesante. Un uomo e il suo calvario. Una vita iniziata nella povertà e nella sofferenza, quando, negli anni quaranta, lavorando nelle cave di pietra a Zakrzówek, presso Cracovia, evitò la deportazione nel terzo Reich germanico. Fu in quel periodo che nacque la sua Vocazione. Wojtyla Iniziò a frequentare i corsi clandestini della Facoltà di Teologia dell&#8217;Università Jagellonica come seminarista dell’arcidiocesi di Cracovia, e fu trasferito insieme ad altri seminaristi &#8220;clandestini&#8221;, nel palazzo dell’arcivescovado. Un Papa e il suo calvario. Wojtyla è un grande Papa ma anche un grande uomo, per questo ci è difficile pensare alla sua malattia, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.simonamarabese.it/un-papa-e-il-suo-calvario/">Un Papa e il suo calvario</a> proviene da <a href="https://www.simonamarabese.it">Simona Marabese</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h4 class="wp-block-heading">In ricordo di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Giovanni_Paolo_II">Papa Wojtyla</a>.</h4>



<p class="has-drop-cap">Un Papa e il suo calvario &#8211; Cosa pensa un Papa quando si avvicina alla morte? Sa già chi incontrerà, chi ci sarà ad aspettarlo oltre il mistero della vita terrena che ha vissuto con la profondità del suo ruolo? E forse il suo Calvario è solo un passaggio, una ulteriore purificazione alla sua già vita purificata e beata?</p>



<h4 class="wp-block-heading">Un Papa e il suo calvario.</h4>



<p>E&#8217; quello che sta vivendo in questi giorni, in questi ultimi attimi, <a href="https://www.simonamarabese.it/tag/giovanni-paolo-ii/">Giovanni Paolo II</a>, il nostro Papa, perché il suo destino gli ha fatto incontrare una malattia crudele, una sofferenza fisica pesante.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Un uomo e il suo calvario.</h4>



<p>Una vita iniziata nella povertà e nella sofferenza, quando, negli anni quaranta, lavorando nelle cave di pietra a Zakrzówek, presso <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cracovia">Cracovia</a>, evitò la deportazione nel terzo Reich germanico. Fu in quel periodo che nacque la sua Vocazione. Wojtyla Iniziò a frequentare i corsi clandestini della Facoltà di Teologia dell&#8217;Università Jagellonica come seminarista dell’arcidiocesi di Cracovia, e fu trasferito insieme ad altri seminaristi &#8220;clandestini&#8221;, nel palazzo dell’arcivescovado.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Un Papa e il suo calvario.</h4>



<p>Wojtyla è un grande Papa ma anche un grande uomo, per questo ci è difficile pensare alla sua malattia, al suo dolore. Cosciente della sua scelta fino in fondo, forte nello spirito e nel corpo. Anche quando il 31 maggio del 1981 Ali Agca lo colpì al ventre e al gomito con due proiettili, lui non mollò.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Era forse già tutto scritto?</h4>



<p>Allora si pensò ad un miracolo dettato dal volere di Dio perché questo Papa aveva fatto un giuramento con lui, quello di portare fino in fondo alla sua vita il messaggio di Dio, la fede. Nemmeno la morte poteva toccare quell’uomo forte voluto da Dio. Un Papa intellettuale poliglotta, che al di là di ogni convinzione politica ha guardato al bene dell’umanità. Per questo con molta diplomazia e umiltà ha incontrato e con loro dialogato, i grandi uomini del suo tempo, Reagan, Arafat, Gorbaciov.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Perché il suo è un messaggio di pace e di umanità.</h4>



<p>E niente lo ha fermato. Nemmeno questa malattia che è giunta all&#8217;apice, ma che da anni lo ha colpito. Lui ora sa che è giunta la sua ora.</p>



<p>Preghiamo noi, fedeli e non fedeli, perché di lui, oltre alla Fede, ammiriamo il coraggio, l’ umiltà, la forza nel voler ancora una volta affacciarsi alla finestra della sua camera per salutare la folla, che in piazza San Pietro in questi giorni gli fa compagnia. Come il gesto di mercoledì, quando con fatica ha tentato di dirci ancora qualcosa, quasi a voler sfidare la sua malattia, sempre in nome dell’amore per la gente e l’umanità in generale.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Il suo viso quel giorno era molto sofferente. Nella sua drammaticità ricordava un quadro: “L’urlo” di Munch.</h4>



<p>E cosa voleva urlare Giovanni Paolo II quel giorno? La sua breve apparizione, il suo silenzio sono l’espressione più alta dell’amore che Dio ha voluto comunicarci attraverso lui. E’ il silenzio di un uomo di Dio che ci vuol far capire, che oltre la vita terrena, esiste davvero quella eterna e che anche quando la sua malattia diventerà ancora più forte noi dovremo portare nei nostri cuori questa fede incrollabile E quel viso è il viso di un uomo prima di un Papa, e la sofferenza lo tocca in profondità. Forse anche più di ogni altra persona, perché Giovanni paolo II ha vissuto anche la sofferenza di tutta l&#8217;umanità. Il suo amore è stato infinito e il suo coraggio altrettanto.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Cosa ci ricorderemo di questo uomo di Dio? Oltre alla sua vita nobile e al suo coraggio?</h4>



<p>Noi, che lo abbiamo visto in diretta alla tv, o in piazza San Pietro con i nostri occhi rivolti verso la sua finestra, ci ricorderemo del suo sguardo triste, di fronte alla sua impotenza di non poter più offrire in futuro, a noi suoi umili fedeli, la benedizione domenicale, ma anche della sua serenità interiore, di un uomo che si appresta alla morte.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Caro Wojtyla, cosa ci sarà oltre questo? </h4>



<p>Qualcosa di più bello che tu hai già visto? Un riposo, finalmente dovuto, o ancora un cammino, una lotta per affermare la pace e il bene? Incontrerai tutte le ultime vittime innocenti del destino sciagurato dello Tzunami? E tutti quei bambini che ogni giorno muoiono di fame in ogni parte del mondo? Oggi aggiungo: tutte le vittime del Covid? E i <a href="https://www.simonamarabese.it/la-guerra-in-ucraina-e-i-bambini/">bambini </a>che stanno morendo in questa <a href="https://www.simonamarabese.it/cosa-racconto-ai-miei-bambini-della-guerra-in-ucraina/">guerra</a> assurda?</p>



<h4 class="wp-block-heading">Tu lo sai già cosa c&#8217;è sopra noi, oltre noi.</h4>



<p>Tu sei il Papa, la voce di Dio, il mediatore tra ciò che esiste in cielo (o in un altro universo) e noi che siamo quaggiù, su questa terra e preghiamo come semplici esseri umani che vivono la sofferenza del tuo abbandono, guardando in alto verso la tua finestra per cercare, almeno in questo momento, un miracolo. </p>



<p>Aiutaci. Ora più che mai invochiamo il tuo ricordo.</p>



<p>Articolo scritto per l’opera lirica &#8220;Giovanni Paolo II&#8221; (teatro Wagner, Milano, 22 novembre 2003).</p>



<p><strong>La vocazione.</strong> Per leggere la poesia clicca <a href="https://www.simonamarabese.it/la-vocazione/">qui</a>.</p>



<p>Foto dal web.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://www.simonamarabese.it/un-papa-e-il-suo-calvario/">Un Papa e il suo calvario</a> proviene da <a href="https://www.simonamarabese.it">Simona Marabese</a>.</p>
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