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	<title>Russia Archivi - Simona Marabese</title>
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	<title>Russia Archivi - Simona Marabese</title>
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		<title>L&#8217;omino magico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Marabese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Apr 2022 14:44:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;omino magico- i bambini con la guerra non centrano Ma a niente serve la vendetta. Salvaci, Dio dai molti nomi, dalla vendetta. Finché ci sono ancora bimbi vivi, non ci dimentichiamo la parola “insieme”. Nessuno di noi è eroe da solo, ma dinanzi alla nuda verità tutti noi siamo nudi. Io sto insieme ai bambini bruciati. Sono anche io uno di loro….”uno della scuola di Beslan”. Evgenij Evtushenko. È stato gettato a terra contro il muro della palestra, con violenza come si lanciano le bestie. L’uomo imbavagliato gli ha sferrato due calci, poi ha puntato la canna del fucile sotto il suo mento, sollevandogli la testa “Chi sono io secondo te? Un russo&#8230;un ceceno? Chi sono io?  Ti faccio paura vero? Avanti stupido bambino rispondimi altrimenti ti farò saltare il cervello fino a far schizzare il tuo sangue su tutti muri”. Murat è a terra a cavalcioni, trema ma alza lo sguardo verso quell’uomo e tenta di rispondere alle sue provocazioni balbettando. Sente che se non dirà nulla, egli con tutte le probabilità davvero farà partire un colpo dal suo fucile e allora non potrà più vedere sua madre. Risponde con parole biascicanti “Signore… Lei è un signore grande, io [&#8230;]</p>
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<p>L&#8217;omino magico- i bambini con la guerra non centrano</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><em>Ma a niente serve la vendetta.</em></p><p><em>Salvaci, Dio dai molti nomi, dalla vendetta.</em></p><p><em>Finché ci sono ancora bimbi vivi,</em></p><p><em>non ci dimentichiamo la parola “insieme”.</em></p><p><em>Nessuno di noi è eroe da solo,</em></p><p><em>ma dinanzi alla nuda verità tutti noi siamo nudi.</em></p><p><em>Io sto insieme ai bambini bruciati.</em></p><p><em>Sono anche io uno di loro….”uno della scuola di Beslan”.</em></p><p>Evgenij Evtushenko.</p></blockquote></figure>



<p class="has-drop-cap">È stato gettato a terra contro il muro della palestra, con violenza come si lanciano le bestie. L’uomo imbavagliato gli ha sferrato due calci, poi ha puntato la canna del fucile sotto il suo mento, sollevandogli la testa “Chi sono io secondo te? Un russo&#8230;un ceceno? Chi sono io?  Ti faccio paura vero? Avanti stupido bambino rispondimi altrimenti ti farò saltare il cervello fino a far schizzare il tuo sangue su tutti muri”. Murat è a terra a cavalcioni, trema ma alza lo sguardo verso quell’uomo e tenta di rispondere alle sue provocazioni balbettando. Sente che se non dirà nulla, egli con tutte le probabilità davvero farà partire un colpo dal suo fucile e allora non potrà più vedere sua madre. Risponde con parole biascicanti “Signore… Lei è un signore grande, io invece sono un bambino signore, non so se russo, o ceceno io conosco solo russi, perché qui sono tutti russi” si interrompe, gli viene il magone e la voce si perde tra i respiri affannosi di chi sta ammassato uno sull’altro. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Il terrorista lo guarda con disprezzo; come ha osato quel bambino rispondere davvero alle sue provocazioni? </h4>



<p>Non può e non deve farlo. Si sente preso da due istinti, ammazzarlo o far finta di nulla. Esita, gli tremano le mani, gira il volto, sputa sul pavimento “Che il diavolo ti porti…stupido bambino”. Si agita, mette la mano sul grilletto e sta per premerlo.&nbsp; Murat percepisce le sue intenzioni, lo guarda con una smorfia di dolore, lo supplica con lo sguardo a non fare ciò che teme. Intanto gli altri terroristi si sono momentaneamente allontanati. “Andrezha di là” grida uno di loro all’uomo imbavagliato mentre&nbsp; esce dalla palestra. “Oggi è la tua giornata fortunata bambino russo”, stacca la mano dal grilletto&nbsp; e si allontana farfugliando frasi incomprensibili.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Murat continua a tremare, ha paura “Dove sei? Perché non vieni a salvarmi? &#8211; dice e comincia a piangere.</h4>



<p>Fa molto caldo in quella palestra. Ammassati uno sull’altro alcuni bambini piangono ininterrottamente, e questo aumenta l’ira dei terroristi. Murat  cerca con lo sguardo i suoi insegnanti ma la vista dall’altra parte della palestra non ci arriva. Sente dei crampi ”Cosa ci faranno adesso?”. Passano altri minuti interminabili. Qualcuno grida ”Lasciateci andare per l’amore di Dio”, Murat è stanco, la tensione è troppa. Appoggia la testa sulle braccia e si addormenta.</p>



<p>Nel sogno Murat corre, vuole raggiungere il padre.&nbsp; Lo scorge in lontananza intento a raccogliere le barbabietole nel Kholkoz, dove lavora da una vita intera.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Corre Murat, corre forte. </h4>



<p>Il sole è alto e scalda come una torcia, e mentre corre ansima e sente la maglietta appiccicarsi al dorso per il troppo sudore. Vuole raggiungere il padre più in fretta possibile.&nbsp; “Papà, papà! E’ buio andiamo a casa!”” Hai fatto i compiti?” gli grida Andrei vedendolo all’orizzonte. Murat si avvicina, non gli risponde ma comincia a ridacchiare in un modo così naturale tanto da intenerirlo.&nbsp; “Ho capito non hai nemmeno aperto i quaderni. Andiamo a casa dai, ti aiuto io”. ” E si avviano verso casa mano nella mano.</p>



<h4 class="wp-block-heading">La&nbsp;sera al Kholxoz&nbsp;Murat dal padre ci andava davvero, ogni giorno.&nbsp;</h4>



<p>E al povero Andrei dopo cena, appena Tatjana aveva sparecchiato la tavola, toccava stare in cucina per aiutare il figlio coi compiti. ”Dai domani pà” “Come domani? Per domani mattina devi finirli! Non vorrai fare la mia stessa fine! Ah, ti ci mando io nei campi se adesso non apri &nbsp;i quaderni!”. E mentre stava seduto vicino a Murat, Andrej sentiva la stanchezza accumulata durante la giornata entrare nelle ossa, tanto che spesso appoggiava la testa sul davanzale e gli occhi gli si chiudevano da soli e si addormentava. Nei suoi sogni vedeva il figlio diventare un medico, un ingegnere. Murat sarebbe diventato l’eroe della famiglia e forse anche di tutto il suo paese.&nbsp; </p>



<h4 class="wp-block-heading">Non voleva che facesse la sua stessa fine. </h4>



<p>Finita la scuola dell’obbligo Andrei era andato a lavorare nei campi, in un kholkoz della regione, era l’unico modo per sposare Tatjana. Ma dopo anni passati a lavorare la terra, a vangare con il suo sudore, aveva capito che forse sarebbe stato meglio intraprendere un’altra strada e magari diventare un impiegato statale e stare seduto al caldo in un vecchio e obsoleto ufficio di qualche amministrazione provinciale. Sarebbe stato tutto diverso, anche se amava stare all’aria aperta. Per questo motivo voleva che Murat riuscisse bene a scuola.&nbsp;</p>



<h4 class="wp-block-heading">Pa, i compiti li ho finiti.</h4>



<p>Approfittando della stanchezza del padre, Murat era solito sussurragli “Pa, non ti preoccupare i compiti li ho finiti”, poi gli appoggiava una coperta sulle spalle, spegneva la luce e andava a dormire. E Andrej che si svegliava a notte fonda , apriva a lo zainetto di Murat, prendeva il quaderno dei compiti e li completava come era capace, cercando persino di imitare la scrittura del figlio. Non lo aveva mai detto a Murat e il figlio aveva cominciato a credere che esistesse un omino magico che la notte andava a trovarlo e finisse i compiti per lui. Capitava anche che si nascondesse per l’intera notte&nbsp; dietro la porta socchiusa della sua camera per cercare di vederlo. “Omino magico vorrei conoscerti”, poi stanco si buttava sul letto “Io ti voglio bene perché tu mi aiuti sempre. Sono sicuro che un giorno ti fai vedere” e spegneva la luce.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Murat&nbsp; si è svegliato, i pianti dei bimbi più piccoli fanno eco in tutta la palestra. </h4>



<p>Quando gli uomini armati sono entrati nella scuola li hanno costretti ad ammucchiarsi qui dentro. “Dovete stare zitti” grida uno di loro con una ferocia spietata. Un insegnante &nbsp;si alza e si avvicina ad alcune donne che continuano a piangere in maniera incontrollata. L’uomo incappucciato vicino alla porta centrale fa partire dei colpi di mitragliatrice, e questo si accascia sul pavimento&#8221;Se un solo uno di voi si lamenta ancora ne uccideremo un altro.&#8221;…..</p>



<h4 class="wp-block-heading">Vicino a Murat è rannicchiato Ivan. </h4>



<p>E’ un suo compagno della terza classe“ho sete Murat” bisbiglia&nbsp; ma non fa in tempo a finire la frase che uno degli uomini imbavagliati, dei tre rientrati dalla palestra lo sente. Gli si avvicina e gli punta la canna del fucile sotto il&nbsp; mento, sollevandogli con questa la testa ”Hai sete? Sai cosa ti faccio bere adesso?” Murat osserva impietrito “Non rispondere, stai zitto” bisbiglia. “No signore” risponde Ivan con lo sguardo offuscato dalle lacrime” Bene adesso ti pisci addosso e poi bevi. Fallo altrimenti ti ammazzo.” Lo prende per i capelli e lo trascina fuori. Si ente urlare, è Ivan. Murat è in preda al panico, gli viene da vomitare, chiude gli occhi“Ti prego vieni a liberarmi, lo so che puoi venire”. Passano cinque minuti, il terrorista rientra trascinando a terra Ivan, sporco di sangue sul viso. “Brutto moccioso, adesso hai ancora sete?” e lo spinge all’angolo. Tira fuori una sigaretta dalla tasca “Dima, al diavolo, dammi il fuoco”.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Il cinque settembre, il&nbsp; primo giorno di scuola, a Besla<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Beslan">n</a> era giorno di festa.</h4>



<p> Alunni e i loro insegnanti si preparavano a festeggiare con canti e danze l’inizio del nuovo anno scolastico. Quel giorno Tatjana non era ancora arrivata a scuola, perché si era recata prima nella merceria di Tamara,&nbsp; a comperare dei nastri per le sue alunne. Avrebbe iniziato a lavorare solo nel pomeriggio. ”Ne voglio due metri di quello rosa, sai le mie bambine sono vanitose”. Quando&nbsp; Tatjana vide entrare Anna ansimante e con uno sguardo terrorizzato&nbsp; capì subito che era successa una disgrazia. “E quando è successo ?”“Dimmi, Murat dove è? L’hai visto?” Ma Anna sconvolta non ascoltava già più e continuava a ripetere “E’,&nbsp; è una disgrazia, è una disgrazia! i nostri bambini, Dio ci salvi”.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Tatjana non aveva nemmeno salutato Anna ed era uscita sbattendo la porta di vetro.&nbsp; </h4>



<p>Nel quartiere si udivano già le sirene delle ambulanze. Tatjana pensò di raggiungere subito la scuola, ma file di persone avevano già bloccato l’entrata e nonostante provasse a farsi largo non riusciva a vedere nulla di quello che stava accadendo. Pensò ad Andrej “Devo correre da lui. “Andrei Andrei corri è successo l’inferno.”gridò appena lo vide in lontananza. Nel Kholkoz nessuno sapeva ancora nulla e appena Tatjana si fermò, venne assalita dai colleghi di Andrej “Non so, non so ancora&nbsp; nulla, ma è una tragedia, lo sento”. E si preparano tutti a lasciare il campo sulle loro utilitarie.</p>



<h4 class="wp-block-heading">L’aria si fa più pesante, i pianti dei bambini aumentano. </h4>



<p>Qualche insegnante cerca di alzarsi per tranquillizzarli mentre i terroristi, tutti con il volto coperto da cappucci, innescano esplosivi e collegano fili sulle loro teste. Ci sono ordigni dappertutto: sul pavimento sporco di sangue, sulle finestre, perfino nei canestri da basket.&nbsp; In questa specie di accampamento manca l’aria. Uno dei terroristi, preme il piede su un libro posato sul pavimento, all&#8217;interno del quale pare nascosto un detonatore. Accanto, sempre sul pavimento, giace un lanciagranate.&nbsp; &#8220;Non portare ancora qui i bambini&#8221;, ordina uno dei degli uomini armati, mentre un altro continua a collegare i fili.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Ivan si lamenta, gli duole il capo. </h4>



<p>“Ivan, Ivan non farti sentire” gli bisbiglia Murat, “se ti sentono questi ti ammazzano”.”Murat sto male, tanto male. “ “Adesso lui viene a liberarci, vedrai Ivan, stai tranquillo”. Ivan abbassa il capo sulle braccia e chiude gli occhi. “Muoviti omino magico, Ivan sta tanto male e anche lui ha bisogno del tuo aiuto”.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Fuori dalla scuola.</h4>



<p>All’esterno le torce elettriche illuminavano a giorno ogni angolo, nonostante fosse ormai buio. La folla cominciava ad accalcarsi sempre più davanti al cortile della scuola e la milizia locale&nbsp; faceva fatica a raggiungere i posti di blocco prefissati. Nel pomeriggio alcuni bambini erano riusciti in qualche modo a scappare dall’edificio e masse di persone quasi impazzite cercavano di rompere gli argini umani fatti dai soldati per cercare di raggiungerli. Si vedevano uomini correre con piccoli corpi di bambini denudati e stanchi tra le braccia e le donne si avvicinavano con la speranza di riconoscere il proprio figlio. Anche Tajana e Andrei avevano trovato posto non molto lontano dalla facciata anteriore dell’edificio. Avevano tentato di avvicinarsi di più al cancello ma vi era troppa gente che spingeva e si accalcava.&nbsp; Era arrivata anche la tv locale e i fotografi. “Avviciniamoci di più Tatjana” e Andrei la tirò per il braccio destro, facendosi spazio tra alcuni volontari “forse da vicino riusciamo a vederlo… “.</p>



<h4 class="wp-block-heading">“Ivan stai bene?” sussurra Murat al compagno che&nbsp; sembra non dare più segno di vita.</h4>



<p> Ivan non risponde.&nbsp; E’ pallido, ha il viso sporco di sangue.&nbsp; Murat allunga il braccio come a scuoterlo, ma niente da fare, Ivan non si muove. “Devo andarmene da qui, devo aiutarlo”. Lancia uno sguardo verso la porta che da sui bagni. “Se mi muovo lentamente –pensa- forse non mi vedono. Si, quando si gira…” L’uomo davanti a lui però non si muove. Ha un kalashnikov in mano e con una corda legata ad una piccolo ordigno&nbsp; attaccata al soffitto della palestra. Serhezha è rannicchiato dietro Murat. Intuisce&nbsp; ciò che Murat vuole fare e lo&nbsp; supplica con gli occhi di non muoversi. Ma Murat non gli bada. Nel momento in cui il terrorista preso dalla stanchezza posa il Kalasnhikov sul davanzale della finestra , striscia&nbsp; verso la porta fino a raggiungere l’entrata dei bagni. </p>



<h4 class="wp-block-heading">La paura di Ivan.</h4>



<p>Accosta l’orecchio destro alla porta e non sentendo rumori sgattaiola dentro. Intanto dal corridoio laterale ai bagni si sentono dei passi. “Adesso cosa faccio?” E’ stanco, e non ce la fa più a reggersi sulle gambe.&nbsp; “Se uscissi da questa porta? Potrei raggiungere le scale e scendere fino al primo piano, e poi scappare dalla finestra&#8230;.E se mi vedono? Dove sei? “. Intanto il rumore dei passi diventa più forte. Gli viene da piangere. “Vai nei bagni” si sente urlare ”Ma non c’è nessuno ho già controllato” Al diavolo, ti ho detto di andarci, sono io che comando qui. E se c’è qualcuno fallo fuori subito!” “Ma chi vuoi che ci sai li?” Al diavolo, ci vado io”.</p>



<p>“Cosa faccio adesso?” pensa Murat.&nbsp; Viene preso dallo sconforto ”Omino magico vieni a prendermi ti prego”.</p>



<p>“Andrei non puoi stare tutto il giorno steso sul letto…” “E cosa mi resta da fare ora che non c’è più” e si voltò sul fianco sinistro. Chiuse gli occhi e si addormentò.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Nella palestra dopo tre giorni&nbsp; erano entrate le forze armate e avevano preso i <a href="https://www.repubblica.it/2004/i/dirette/sezioni/esteri/scuolarussia4sett/ossezia6sett/index.html">terroristi</a>. </h4>



<p>Ciò&nbsp; era costata la vita di molti bambini e ora a &nbsp;Beslan toccava solamente fare i conti dei morti e provvedere al loro funerale. Pochissimi erano i sopravvissuti.&nbsp; Centinaia di corpi, coperti da lenzuola grigie,&nbsp; giacevano nella piazza principale in attesa di essera ancora riconosciuti. Tra questi anche il corpo del piccolo Ivan, morto per le percosse subite. Vi erano altri corpi resi irriconoscibili dagli ordigni. Alcune persone avevano deposto sopra questi le foto dei loro figli, poichè ne avevano riconosciuti gli indumenti. </p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/04/beslan2.jpg" alt="" class="wp-image-794" width="373" height="209" srcset="https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/04/beslan2.jpg 744w, https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/04/beslan2-300x168.jpg 300w" sizes="(max-width: 373px) 100vw, 373px" /><figcaption>Strage di Beslan- foto dal web</figcaption></figure>



<h4 class="wp-block-heading">Dove è Murat?</h4>



<p>Altri avevano scelto un corpo a caso, poiché nemmeno gli indumenti erano riconoscibili ma era più facile per loro pregare per qualcuno piuttosto che accettare l’idea di non ritrovare più i loro cari. Andrei invece&nbsp; non si era rassegnato. Murat non era stato trovato,&nbsp; e quando davanti a quei corpi stesi nel giardino della scuola gli avevano chiesto di indicare chi assomigliasse più a Murat, non lo aveva fatto, non voleva. Anche se la speranza cominciava ad affievolirsi non gli bastava un corpo qualunque su cui pregare. Fu&nbsp; Tatjana a convincerlo. “Andrei, se non sappiamo per chi pregare, preghiamo almeno per uno di loro. Le preghiere arriveranno anche a lui”. E così il quarto giorno Andrei si alzò dal letto, mise la camicia della festa e la giacca marrone, andò in bagno, si fece la barba e si pettinò “Andiamo Tatjana è ora.” Uscirono di casa salirono sul tram 52 e si diressero verso il cimitero comunale.&nbsp;</p>



<h4 class="wp-block-heading">La cerimonia era durata alcune ore e alla fine Andrei non aveva più le forze di reggersi in piedi.</h4>



<p>Non volle però andare subito a casa. Salutò Tatiana e si diresse verso quello che era rimasto della scuola. Di fronte all’edificio, che oramai sembrava uno scheletro, le ruspe si erano fermate e c’era silenzio. All’entrata vi erano travi d’acciaio piegate dal calore dell&#8217;incendio, ruderi da tutte le parti.&nbsp; Andrei camminava&nbsp; con le spalle basse e gli occhi puntati sull’asfalto. Si ricordava che il prete durante la cerimonia&nbsp; aveva più volte ripetuto “ Questi bambini sono eroi, morti per la propria patria”. Ma ad Andrei, che lavorava nei campi e guadagnava a sufficenza per sfamare il figlio e la moglie, a lui non interessava nulla della sua patria. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Quale patria? Una patria oramai distrutta e lacerata dal dolore? </h4>



<p>Ma non bastava un pezzo di pane per vivere durante il comunismo? Si accontentavano anche di questo. Ora invece&nbsp; volevano l’indipendenza, la libertà. Per questo – avevano detto &#8211; quei terroristi armati erano entrati nella scuola, per la libertà. Ma la libertà di fare cosa? Quella tragedia non sarebbe dovuta succedere perché quei bambini innocenti non centravano nulla con la loro libertà.&nbsp;</p>



<h4 class="wp-block-heading">Si fermò davanti la scuola distrutta.</h4>



<p>Si fermò davanti al cancello, guardò in alto verso la finestra principale della palestra, ridotta oramai a scheggie di vetro,&nbsp; sperando di vedere ancora una volta il volto di Murat sorridente. Poi con le forze che gli erano rimaste superò le sbarre messe dalla milizia locale e entrò nell’edificio. Raggiunse la classe 5°, quella di Murat. Le pareti dell’aula erano imbrattate di piccole macchie di sangue e impregnate dell’odore acre lasciato dagli spari&nbsp; e dalle bombe usate per i blitz. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Riconobbe il banco del figlio, si avvicinò e si sedette. </h4>



<p>Si ricordò del primo giorno di scuola, il primo di quella tragedia. Forse lui avrebbe potuto fare qualcosa, fermare&nbsp; quegli uomini armati che senza pudore e umanità erano entrati correndo con i fucili puntati in avanti e coperti di maschere, così gli avevano raccontato. Avrebbe potuto armarsi&nbsp; e correre dentro insieme ai milizionieri.&nbsp; Ma sarebbe servito un suo gesto eroico per salvare tutti quei bambini?&nbsp; E per salvare il suo Murat? </p>



<h4 class="wp-block-heading">E se invece Murat fosse stato già morto prima del blitz? </h4>



<p>Gli pareva ancora di sentire gli spari, le urla di quei bambini, picchiettii che rimbombavano sui muri, su superfici di metallo. Li aveva così chiari nella sua mente che sembravano ancora veri. Su superfici di metallo? Come era possibile? Se si trattavano di rumori confusi, come faceva a distinguere in maniera così chiara quel singolo suono? Cercò di non pensarci più. “Ha ragione Tatjana sono troppo stanco, devo riposare” Eppure quel rumore continuava.&nbsp; Si alzò di scatto dalla sedia spaventato. Capì che&nbsp; picchiettio che&nbsp; rimbombava forte nelle sue orecchie non era un pensiero, era vero! </p>



<h4 class="wp-block-heading">Forse qualcuno era ancora vivo da qualche parte, doveva assolutamente cercarlo. </h4>



<p>Corse fuori dall’aula e si mise a perlustrare&nbsp; tutte le aule del primo piano, ma nulla. Probabilmente stava andando nella direzione sbagliata. Ritornò verso la scala principale dell’edificio, salì al primo piano e anche qui attraversò il corridoio centrale. Nulla nemmeno qui.&nbsp; Riprese le scale e salì al secondo piano fino all’entrata della palestra. Già, nella palestra. Ma come era possibile? Gli uomini della milizia avevano perlustrato tutta l’edificio e non avevano trovato superstiti.&nbsp; E se non avessero perlustrato a fondo?&nbsp; </p>



<h4 class="wp-block-heading">Dove avrebbe cercato ora?</h4>



<p>Entrò in questa ma nulla, come si immaginava. Quel rumore doveva venire da un’altra parte. Si guardò in giro. Vicino alla palestra vi erano i bagni. Si, non poteva che provenire da li il rumore. Con foga spostò i mattoni e le lastre di cemento che si erano accumulate davanti alla porta ed entrò. Si guardò attorno ma anche qui nessuno. Intanto il rumore era cessato. </p>



<h4 class="wp-block-heading">C&#8217;è ancora qualcuno vivo!&nbsp;</h4>



<p>“Vi assicuro che c’è ancora qualcuno vivo nella scuola!” disse Andrei ansimante al milizioniere che gli stava di fronte.” “Si calmi” rispose Dimitri Ivanovic, il comandante della polizia locale. Lo fece sedere, gli diede un bicchiere d’acqua “Mi dica cosa è successo”. “Vi prego, correte, qualcuno è ancora vivo e se non andate subito rischiate di non trovarlo”e iniziò a raccontare tutti i particolari. Dapprima il comandante non credette alle parole di Andrei. Pensò che quello fosse solo un gesto di un padre disperato per la scomparsa del figlio e che non si voleva rassegnare. Spiegò ad Andrei che i suoi uomini avevano perlustrato la scuola da cima a fondo&nbsp; e che non avevano trovato più nessuno vivo. Ma Andrei insisteva “Vi dico che quel picchiettio c’era, ve lo assicuro!” Dimitri Ivanovic si impietosì e decise di mandare i suoi uomini a controllare. “Vi ringrazio, vedrete che ho ragione. ” Si alzò, si mise il suo berretto e sempre a testa bassa si avviò verso casa.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Due giorni dopo la città era ancora il lutto, tutte le scuole erano state chiuse e la gente seppelliva gli ultimi corpi. </h4>



<p>Andrei era a letto, mentre Tatjana stava sul divano a pregare. Ad un tratto qualcuno bussò alla porta. “Tatjana Andreevna c’è un telegramma per voi” gridò ansimante il portalettere Sergej. Un telegramma? E chi poteva scrivere loro un telegramma? Tatjana aprì la porta, strappò il telegramma di mano a Sergei e lesse: I signori Andrievic sono inviati a recarsi all’ospedale Lenin del quartiere Jaroslvaskij per l’identificazione di un bambino che, a detta di altri testimoni, pare essere vostro figlio Murat ”. Il telegramma le cadde dalle mani. Prese il fazzoletto dalla tasca del grembiule. Si asciugò la fronte grondante di sudore. Salutò frettolosamente Sergej e corse in camera “Andrei, Andrei alzati dobbiamo andare all’ospedale, c’è un bambino ancora vivo che ancora non è stato identificato. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Cè un bambino ancora vivo!</h4>



<p>Dicono che assomiglia a Murat”. Andrei si voltò, si mise seduto sul letto e guardò Tatjana incredulo “Ma cosa stai dicendo?&#8221; ”Dobbiamo andare subito all’ospedale per il riconoscimento.” Andrei cominciò ad agitarsi. Murat poteva essere il loro Murat, ma se non fosse stato lui?</p>



<h4 class="wp-block-heading">Saltò giù dal letto, si vesti e insieme a Tatjana raggiunsero la fermata del 35. </h4>



<p>L’ospedale distava dal loro quartiere almeno un’ora di strada. Un’ora interminabile e pesante, un’ora in cui si alternavano sensazioni belle, brutte, speranza e delusione. Si tenevano le mani strette una a quelle dell’altro. Avevano bisogno di infondersi speranza, di darsi sicurezza. Ad attenderli vi era una infermiera dal viso paffuto che li accompagnò direttamente al reparto animazione, fino alla stanza 142. Ad Andrei tremavano le gambe e camminava quasi barcollando. “E’ qui dentro, non parla ma è cosciente” disse l’infermiera Olga.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Possono succedere miracoli nelle tragedie? </h4>



<p>Si pensò Andrei quando vide quel bambino steso sul letto, incosciente. &nbsp;“E’ lui, mio figlio, è mio figlio!&nbsp; Lo abbracciarono, lo accarezzano, gli parlarono. Restano li inginocchiati ai piedi del&nbsp; letto per tutta la sera.</p>



<p>Non aveva più scampo Murat quando sentiva avvicinare i terroristi. Si accorse però che di fronte ai lavandini vi era un piccolo sportello di metallo. Lo aprì e vide che era la botola dove venivano messi i rifiuti che poi finivano nel locale sottoterra. Non poteva più permettersi di aspettare, uno dei terrostitsi si stava avvicinando.&nbsp; Si infilò dentro e&nbsp; facendosi spazio tra&nbsp; i sacchetti di plastica, abbandonati dalle donne delle pulizie, con la mano destra afferrò lo sportello e chiuse la botola.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Era stato l&#8217;omino magico?</h4>



<p>Quando il milizioniere stava&nbsp; per scendere le scale e dirigersi verso l’uscita, il cane dinanzi alla porta dei bagni, aveva comiciato ad abbaiare. Allora si era messo a togliere la terra con le mani urlando, “C’è qualcuno dentro? “ ma nessuno rispondeva. Riuscì a farsi strada fino all’interno e il cane si avvicinò alla botola continuando ad abbaiare. Il milizioniere aprì la porta e dentro vi trovò Murat, col viso stremato e senza forze.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Chiusegli occhi e svenne.</h4>



<p>Lo sportello della botola era di un acciaio vecchio, di spessore consistente, ed era stato proprio questo a preservare Murat dalle bombe dei soldati. ”Mio Dio aveva ragione quell’uomo a dire che c’era ancora qualcuno!”. Il milizioniere cominciò a toccarlo per sentire se fosse ancora vivo e lo incitò a parlare.&nbsp; “Come ti chiami bambino?” Murat non rispondeva. Non riusciva a parlare ma era vivo, e capiva che finalmente lo stavano liberando.&nbsp; “Sono Murat, figlio di Andrei. Ditemi, cosa è successo ai mie compagni?” avrebbe voluto dire al milizioniere&nbsp; ma non ce la faceva “ Io sono qua perché l’omino magico mi ha detto che dovevo entrare nella botola, chiudere gli occhi e aspettare&#8230;.sei tu il mio omino magico?” ma ancora non gli uscì nulla. Chiuse gli occhi e svenne.</p>



<p>Foto dal web</p>



<span id="more-787"></span>
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		<title>Cosa racconto ai miei  bambini della guerra in Ucraina</title>
		<link>https://www.simonamarabese.it/cosa-racconto-ai-miei-bambini-della-guerra-in-ucraina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Marabese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Apr 2022 15:15:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[atrocità]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa racconto ai miei bambini della guerra in Ucraina &#8211; Sono una insegnate e ho il diritto di dire la verità su ciò che accade, visto che ho vissuto e conosciuto questi popoli che stanno combattendo. C’è chi dice La Russia mente, chi “L’Ucraina sta inscenando una finta battaglia sui morti che vengono ripresi”. Ho il dovere di difendere i bambini dall’espressione del bene e del male. Non posso raccontare cosa sia la libertà di espressione per un popolo massacrato dall’idolatria di un singolo uomo. Un popolo che per millenni ha vissuto comandato, che per un pezzo di pane doveva negare la propria libertà individuale. Al di la di ogni ragione reale o alterata (certo è che Vladimir Putin vuole rimanere nella storia con una reputazione che supera di gran lunga quella dei suoi predecessori) mi chiedo chi in Russia capisca davvero cosa sia il concetto del bene e del male al di fuori di un guadagno materiale ( gli oligarchi di Putin chiudono gli occhi per i soldi che hanno). E ai miei bambini cosa racconto della guerra in Ucraina? Ogni essere umano nasce con il concetto del bene e cresce (attraverso frustrazioni , dolori, negazioni) sperimentando il concetto [&#8230;]</p>
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<p>Cosa racconto ai miei bambini della guerra in Ucraina &#8211; Sono una insegnate e ho il diritto di dire la verità su ciò che accade, visto che ho vissuto e conosciuto questi popoli che stanno combattendo. C’è chi dice La Russia mente, chi “L’<a href="https://tg24.sky.it/mondo/2022/04/07/ucraina-russia-guerra-diretta">Ucraina</a> sta inscenando una finta battaglia sui morti che vengono ripresi”. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Ho il dovere di difendere i bambini dall’espressione del bene e del male. Non posso raccontare cosa sia la libertà di espressione per un popolo massacrato dall’idolatria di un singolo uomo. Un popolo che per millenni ha vissuto comandato, che per un pezzo di pane doveva negare la propria libertà individuale.</p></blockquote>



<p class="has-drop-cap"><br>Al di la di ogni ragione reale o alterata (certo è che <a href="https://www.simonamarabese.it/il-fantasma-di-stalin-putin/">Vladimir Putin</a> vuole rimanere nella storia con una reputazione che supera di gran lunga quella dei suoi predecessori) mi chiedo chi in <a href="https://www.simonamarabese.it/intervista-valentina-kuturnenko/">Russia</a> capisca davvero cosa sia il concetto del bene e del male al di fuori di un guadagno materiale ( gli <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Oligarchi_russi#:~:text=Gli%20oligarchi%20pi%C3%B9%20famosi%20dell,Pjotr%20Aven%20e%20Vitalij%20Malkin%20.">oligarchi</a> di Putin chiudono gli occhi per i soldi che hanno).</p>



<h4 class="wp-block-heading">E ai miei bambini cosa racconto della guerra in Ucraina?</h4>



<p>Ogni essere umano nasce con il concetto del bene e cresce (attraverso frustrazioni , dolori, negazioni) sperimentando il concetto del male.<br></p>



<p>Si cita <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/F%C3%ABdor_Dostoevskij">Dostoevskij</a>, Tolstoj per cercare nella letteratura un significato a questa guerra disumana e barbara. Non esiste un significato storico generale. Esiste l’uomo che dentro di se non ha percezione della realtà. </p>



<p class="has-drop-cap">Il comunismo sovietico ha schiacciato la libertà umana e individuale, ma ogni essere umano dentro di sé dovrebbe riconoscere il bene e il male, dovrebbe distinguere la crudeltà dalla mera cattiveria. Ecco, questo uomo non ha percezione assoluta della realtà, del bene e del male, della crudeltà e della ferocia.</p>



<p></p>



<h4 class="wp-block-heading">La percezione del bene e del male</h4>



<p>Non c&#8217;è  spiegazione, ne giustificazione a ciò che sta succedendo. Noi indaghiamo su come e cosa può aver provocato e dove finirà questa <a href="https://www.simonamarabese.it/la-guerra-in-ucraina-e-i-bambini/">guerra</a>.<br></p>



<p>Ma se nel 2022 ancora esistono uomini, che per il potere massacrano altri uomini, con una atrocità medioevale, ecco abbiamo sbagliato la storia, abbiamo sbagliato il concetto<a href="https://www.simonamarabese.it/la-tattica-malvagia-dei-ceceni/"> di umanità</a>.<br></p>



<h4 class="wp-block-heading">Cosa racconto ai miei studenti?<br></h4>



<p>Che il male ha prevalso, che forse se l&#8217;essere umano prenderà piena coscienza di cosa è il bene e il male, smetterà di fare il male. Ma ho l‘impressione che solo gli animali (che sanno solo dare in maniera incondizionata perché è l’unico modo per difendersi) possano capire questo termine: il bene, la gratitudine.<br></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Non si può ammazzare bambini. Chi ammazza un bambino ha la rabbia di un bambino che nella sua infanzia è stato “ammazzato” dalla sofferenza.<br></p><cite>Cosa racconto ai miei studenti?</cite></blockquote>



<p>Guardo il lato umano. La cattiveria non ha spiegazioni. E&#8217; l&#8217;espressione del  male della società contemporanea, dove prevalgono i social, i media e l’uomo dovrebbe essere più evoluto.<br></p>



<p>Forse non  si estinguerà mai. Forse va fermata con una logica chiara e diretta, puntando al cuore dell’umanità.<br>E’ che forse l’umanità non ha nemmeno il cuore. E un bambino è solo un bambino.</p>



<p>Foto dal web</p>



<p> </p>



<p><br><br></p>
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		<title>Intervista a Valentina Kuturnenko</title>
		<link>https://www.simonamarabese.it/intervista-valentina-kuturnenko/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Marabese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Apr 2022 14:06:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista a Valentina Kuturnenko, Presidente del Fondo Pro Infanzia di Cernigov.Il Fondo Pro Infanzia (Detskij Fond) da oltre vent’anni collabora con Les Cultres Onlus di Lecco per organizzare i soggiorni per i bambini sopravvissuti alle radiazioni di Cernobyl nei vari paesi della Brianza. Collaboro con Valentina da tanti anni e nel 2004 sono stata a Cernigov, ospite da lei. Valentina ha dedicato la sua vita a salvare i bambini dopo il disastro di Cernobyl nel 1986. La chiamata arrivata stamattina. La sua voce è stremata, fa fatica a parlare e in alcuni momenti il suo racconto è confuso dalle lacrime. Valentina è scappata da Cernigov il giorno in cui è scoppiata la guerra, il 24 febbraio; si è nascosta in campagna, in uno scantinato adibito a bunker. Non mi può dire dove, ha paura di essere poi trovata, Come state vivendo? Anche se la domanda più opportuna sarebbe: come state sopravvivendo a questa guerra atroce?Sono arrivata qui il 24 non avevo niente con me e ancora dormo con gli stivali e gli indumenti che avevo. Viviamo al freddo, la temperatura di notte scende quasi fino a meno venti gradi, non abbiamo acqua. Il cibo è pochissimo, mangiamo quasi sempre patate, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><br>Intervista a Valentina Kuturnenko, Presidente del Fondo Pro Infanzia di Cernigov.<br>Il Fondo Pro Infanzia (Detskij Fond) da oltre vent’anni collabora con <a href="https://www.lescultures.it/wp/">Les Cultres Onlus</a> di Lecco per organizzare i soggiorni per i bambini sopravvissuti alle radiazioni di Cernobyl nei vari paesi della Brianza. Collaboro con Valentina da tanti anni e nel 2004 sono stata a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/%C4%8Cernihiv">Cernigov</a>, ospite da lei. Valentina ha dedicato la sua vita a salvare i bambini dopo il disastro di Cernobyl nel 1986.</p>



<h4 class="wp-block-heading"></h4>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="296" height="170" src="https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/04/mbini-di-cernobyl.jpg" alt="I bambini di Cernobyl" class="wp-image-689"/><figcaption>Valentina Kuturnenko collabora con Les Cultures di Lecco per ospitare in Italia i bambini di Cernobyl &#8211; Fonte dal web</figcaption></figure>



<p></p>



<h4 class="wp-block-heading">La chiamata arrivata stamattina.</h4>



<p>La sua voce è stremata, fa fatica a parlare e in alcuni momenti il suo racconto è confuso dalle lacrime. Valentina è scappata da Cernigov il giorno in cui è scoppiata la guerra, il 24 febbraio; si è nascosta in campagna, in uno scantinato adibito a bunker. Non mi può dire dove, ha paura di essere poi trovata,</p>



<h4 class="wp-block-heading"><br>Come state vivendo? </h4>



<p>Anche se la domanda più opportuna sarebbe: come state sopravvivendo a questa guerra atroce?<br>Sono arrivata qui il 24 non avevo niente con me e ancora dormo con gli stivali e gli indumenti che avevo. Viviamo al freddo, la temperatura di notte scende quasi fino a meno venti gradi, non abbiamo acqua. Il cibo è pochissimo, mangiamo quasi sempre patate, che riusciamo a recuperare qui in campagna.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Trovare cibo è impossibile.</h4>



<p>Esiste un punto dove la gente può recarsi e dove può avere dello zucchero e del pane, ma è pericoloso andarci perché ci sono mine ovunque e potremmo morire subito. E anche qui ciò che viene distribuito è razionalizzato in modo sbagliato. La gente è impazzita per la fame, per la sete, e così chi può si accaparra di più. Poi alcune persone che hanno provato a muoversi sono state prese e prima di essere uccisi, ci hanno raccontato, sono stati legati e torturati. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Come è possibile tale violenza umana? Ma questa guerra non doveva salvaguardare i civili ?</p><cite>Intervista a Valentina Kuturnenko</cite></blockquote>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/04/cernigov-in-guerra-1024x674.jpg" alt="" class="wp-image-690" width="401" height="263" srcset="https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/04/cernigov-in-guerra-1024x674.jpg 1024w, https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/04/cernigov-in-guerra-300x197.jpg 300w, https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/04/cernigov-in-guerra-768x505.jpg 768w, https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/04/cernigov-in-guerra-1080x710.jpg 1080w, https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/04/cernigov-in-guerra.jpg 1400w" sizes="(max-width: 401px) 100vw, 401px" /><figcaption>Cernigov distrutta &#8211; fonte dal web</figcaption></figure>



<p>Continua: Pensavo che la guerra durasse solo qualche giorno e invece -e qui Valentina scoppia a piangere in maniera sommessa- non riusciamo a riposarci un minuto, è uno stress continuo tra sirene, bombe e violenza. Ogni giorno per le strade vengono trovati corpi di civili morti.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Cosa ne è di Cernigov?</h4>



<p>Cernigov è stata una delle prime città colpite. La gente che non è morta è perché è riuscita a scappare in campagna e a nascondersi. La città è stata distrutta dai Russi. Il sindaco fa sapere attraverso internet che non è possibile ora valutare quante persone sono morte, perché ogni giorno ne muoiono altre.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Chi è rimasto vivo della tua Associazione?</h4>



<p>Cinque giorni fa abbiamo ritrovato il nostro autista ancora vivo ma sotto shock. Ci ha raccontato che i russi sono entrati nel suo appartamento e nonostante lui e i figli si fossero nascosti sotto il letto sono stati trovati. Lui era stato un militare in passato che aiutava i russi e ha cercato di fare leva su questo. Ma nulla ai soldati russi non interessava questo particolare. Hanno puntato il kalashnikov sulla sua testa e a quella dei figli e hanno rubato tutto ciò che era in casa, gioielli, computer, telefonini e anche la macchina.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Alcuni militari russi non guardano in faccia a nessuno, ammazzano tutti, bambini inclusi.</h4>



<p>Addirittura fanno violenza fisica sulle donne. Questa non è una guerra normale, è un genocidio, un crimine di umanità e se ci salveremo dalle bombe moriremo per tutta la violenza psicologica subita.<br>Che fine ha fatto la gente a Cernigov che non è riuscita a scappare?<br>Cernigov è la città dove hanno ucciso più civili. Ho lasciato le chiavi di casa a dei vicini quando sono scappata. In casa avevo conserve, acqua, cetrioli e latte, ho detto loro prendete tutto. Ma ora non so più niente.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>Alcuni soldati russi si comportano come bestie, anzi non le definirei bestie, perché le bestie hanno un cuore</em>, dice Valentina.</p><cite>Intervista a Valentina Kuturnenko</cite></blockquote>



<p>Loro uccidono con una violenza che un essere umano non dovrebbe avere- dice Valentina. Prendono i civili, li torturano, violentano le mogli davanti ai bambini e poi le uccidono. Entrano negli appartamenti e rubano tutto, addirittura chiamano le mogli in Russia per chiedere di cosa hanno bisogno. Loro vivono per il loro idolo: La <a href="https://www.simonamarabese.it/il-fantasma-di-stalin-putin/">Russia</a> di <a href="https://www.simonamarabese.it/la-guerra-in-ucraina-e-i-bambini/">Putin</a>.<br>La voce si fa stanca, non voglio sforzarla a parlare ulteriormente.<br></p>



<h4 class="wp-block-heading">Grazie ai Comuni di Cassago Brianza, Monza, Nerviano e Cerro Maggiore, che ci stano aiutando.</h4>



<p>Valentina mi dice di ringraziare il Comune di Cassago Brianza (che io anni fa sensibilizzai ai soggiorni per i bambini di Cernobyl), il comune di Monza, Nerviano, Cerro Maggiore, perché stanno raccogliendo soldi per l’associazione, per costruire a fine guerra una casa per chi sopravvivrà.</p>



<p><br>Ma quando sarà la fine della guerra? Sottolinea Valentina, saremo ancora vivi?<br>Non ho più domande, piango anche io per il suo racconto. Che Dio ci salvi mi dice. Si, che Dio ci salvi. Non so come salutarla, cosa posso dirle…rimani viva, noi in Italia stiamo facendo di tutto per aiutarvi…e la linea cade.</p>



<p><br></p>



<p>Questo articolo non contiene giudizi di sorta, ma riporta solo le parole della persona intervistata.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>.</p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p></p></blockquote>



<p> </p>



<p><br><br></p>
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		<title>L&#8217;illusione del bene</title>
		<link>https://www.simonamarabese.it/l-illusione-del-bene-romanzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Marabese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Apr 2022 14:05:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[cristina comencini]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[il bene]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[servizi segreti]]></category>
		<category><![CDATA[unione sovietica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;illusione del bene. Romanzo di Comencini Cristina. I Narratori Feltrinelli L&#8217;illusione del bene &#8211; In questo romanzo la storia sembra girare attorno a Mario, il protagonista. Mario è un giornalista televisivo che ha sempre creduto nella famiglia ma che purtroppo non è riuscito a far continuare il suo matrimonio. Un uomo che sente la stanchezza della vita, anche del proprio lavoro e per lui trovare stimoli è diventato davvero difficile. Finché incontra Sonja, una giovane pianista russa che vive sola con la nonna e la figlia di pochi anni. L&#8217;illusione del bene L’incontro con Sonja gli cambierà la vita. Mario aiuterà Sonja a cercare la madre, che, si scoprirà, fu rinchiusa in un manicomio negli anni in cui Stalin era al potere. In quegli anni la mancanza di libertà espressiva era limitata e chiunque sembrasse esprimere una opinione negativa sul partito era in pericolo. Un libro che ci collega alla situazione attuale in Russia, dove la mancanza di libertà individuale e di espressione rappresenta uno dei temi ricorrenti. Da qui il titolo &#8220;L&#8217;illusione del bene&#8221; .Il popolo russo ha sempre fatto fatica ad esprimere la propria libertà e forse la democrazia in questo paese non è mai esistita. Il potere [&#8230;]</p>
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<p><a href="https://www.amazon.it/Lillusione-del-bene-Cristina-Comencini/dp/880701730X">L&#8217;illusione del bene</a>. Romanzo di Comencini Cristina. I Narratori Feltrinel<a href="https://www.amazon.it/Lillusione-del-bene-Cristina-Comencini/dp/880701730X">l</a>i</p>



<p class="has-drop-cap">L&#8217;illusione del bene &#8211; In questo romanzo la storia sembra girare attorno a Mario, il protagonista. Mario è un giornalista televisivo che ha sempre creduto nella famiglia ma che purtroppo non è riuscito a far continuare il suo matrimonio. Un uomo che sente la stanchezza della vita, anche del proprio lavoro e per lui trovare stimoli è diventato davvero difficile. Finché incontra Sonja, una giovane pianista russa che vive sola con la nonna e la figlia di pochi anni. </p>



<h4 class="wp-block-heading">L&#8217;illusione del bene</h4>



<p>L’incontro con Sonja gli cambierà la vita. Mario aiuterà Sonja a cercare la madre, che, si scoprirà, fu rinchiusa in un manicomio negli anni in cui Stalin era al potere. In quegli anni la mancanza di libertà espressiva era limitata e chiunque sembrasse esprimere una opinione negativa sul partito era in pericolo. </p>



<p>Un libro che ci collega alla situazione attuale in<a href="https://www.simonamarabese.it/il-fantasma-di-stalin-putin/"> Russia</a>, dove la mancanza di <a href="https://www.simonamarabese.it/la-tattica-malvagia-dei-ceceni/">libertà </a>individuale e di espressione rappresenta uno dei temi ricorrenti. Da qui il titolo &#8220;<a href="https://www.amazon.it/Lillusione-del-bene-Cristina-Comencini/dp/880701730X">L&#8217;illusione del bene</a>&#8221; .Il popolo russo ha sempre fatto fatica ad esprimere la propria libertà e forse la democrazia in questo paese non è mai esistita. Il potere dei dittatori ha schiacciato in qualche modo l’umanità di un popolo, da anni è alla ricerca di una libertà non solo politica ed economica ma soprattutto individuale.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Un libro che ci collega in qualche modo alla storia dell&#8217;ex Unione Sovietica</h4>



<p>Una storia che va ad indagare ciò che facevano i servizi segreti nell’Ex <a href="https://www.simonamarabese.it/la-guerra-in-ucraina-e-i-bambini/">Unione Sovietica</a>, fino ad arrivare alla conclusione più amara.<br>Filo conduttore del libro diventa la ricerca della madre di Sonja. La ricerca del passato per arrivare al senso della vita di adesso, quella di Sonja, ma anche di Mario. Un libro avvincente che ci racconta tasselli di quelli che furono allora gli anni dei servizi segreti e delle torture al popolo russo da parte del potere, una vera e propria “illusione” del bene.</p>



<p>Se vuoi ordinare il libro clicca <a href="https://www.amazon.it/Lillusione-del-bene-Cristina-Comencini/dp/880701730X">qui.</a></p>
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		<item>
		<title>Il fantasma di Stalin: Putin</title>
		<link>https://www.simonamarabese.it/il-fantasma-di-stalin-putin/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Marabese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Mar 2022 14:50:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[assalto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il fantasma di Stalin &#8211; La dittatura sovietica non è mai scomparsa. Putin non ha mai negoziato, ne lo farà mai. È uno Zar, un ex KGB, un dittatore che ripete e continua ciò che i suoi predecessori hanno fatto. Il fantasma di Stalin.Putin A questi dittatori, (tra l&#8217;altro psicologicamente labili e grandi manipolatori) il destino delle persone non importa. Uno Zar russo non possiede il senso dell&#8217;Umanità. Non esiste dialogo per i dittatori (figuriamoci una trattativa) e la &#8220;morte&#8221; è un gioco. Il nuovo zar russo Putin NON TRATTA e odia essere comandato. L&#8217;inizio di una guerra per lui è un modo di dire al mondo IO comando e non mi spaventate. Ma quali sanzioni? Lui rivuole l&#8217;Ucraina, fonte di guadagno. Del popolo, russo o ucraino, non gliene frega nulla. E quella del Donbass è solo una scusa. Rivuole l&#8217;Ucraina e farà così con le altre ex Repubbliche Sovietiche. La guerra in Ucraina non si fermerà tanto presto purtroppo e coinvolgerà altri paesi. L&#8217;idea fa paura ma Putin è pronto ad usare armi nucleari se questo serve al suo obiettivo. Esistono i kamikaze russi, questa è sempre stato il filo conduttore dell&#8217;oligarchia ex sovietica. Prima il partito, il governo. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.simonamarabese.it/il-fantasma-di-stalin-putin/">Il fantasma di Stalin: Putin</a> proviene da <a href="https://www.simonamarabese.it">Simona Marabese</a>.</p>
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<p>Il fantasma di Stalin &#8211; La dittatura sovietica non è mai scomparsa. <a href="https://www.simonamarabese.it/la-tattica-malvagia-dei-ceceni/">Putin</a> non ha mai negoziato, ne lo farà mai. È uno Zar, un ex KGB, un dittatore che ripete e continua ciò che i suoi predecessori hanno fatto.</p>
</blockquote>



<span id="more-384"></span>



<p>Il fantasma di Stalin.Putin</p>



<p>A questi dittatori, (tra l&#8217;altro psicologicamente labili e grandi manipolatori) il destino delle persone non importa.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><a href="https://it.rbth.com/storia/83025-chi-era-lo-zar">Uno Zar russo</a> non possiede il senso dell&#8217;Umanità. Non esiste dialogo per i dittatori (figuriamoci una trattativa) e la &#8220;morte&#8221; è un gioco. </p>
</blockquote>



<p class="has-drop-cap">Il nuovo zar russo <a href="https://www.simonamarabese.it/la-tattica-malvagia-dei-ceceni/">Putin</a> NON TRATTA e odia essere comandato. L&#8217;inizio di una guerra per lui è un modo di dire al mondo IO comando e non mi spaventate. Ma quali sanzioni? Lui rivuole l&#8217;<a href="https://www.simonamarabese.it/biografia/">Ucraina</a>, fonte di guadagno. Del popolo, russo o ucraino, non gliene frega nulla. </p>



<p>E quella del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_del_Donbass">Donbass </a>è solo una scusa. Rivuole l&#8217;Ucraina e farà così con le altre ex <a href="https://www.simonamarabese.it/la-guerra-in-ucraina-e-i-bambini/">Repubbliche Sovietiche</a>. La guerra in Ucraina non si fermerà tanto presto purtroppo e coinvolgerà altri paesi. L&#8217;idea fa paura ma Putin è pronto ad usare armi nucleari se questo serve al suo obiettivo.</p>



<p>Esistono i kamikaze russi, questa è sempre stato il filo conduttore dell&#8217;oligarchia ex sovietica. Prima il partito, il governo. Prima il potere: chi comanda, cioè un dittatore (come in questo caso) narcisista e prepotente.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>La saccenza, l&#8217;odio che leggiamo nelle sue parole non è pazzia, ma rappresenta la normalità dei più feroci dittatori che diressero l&#8217;ex unione sovietica.</p>
</blockquote>



<p>Vladimir P<a href="https://www.simonamarabese.it/la-tattica-malvagia-dei-ceceni/">utin</a> dice di combattere per il suo popolo, ma non è vero; </p>



<p>Lui non rappresenta nessuno , se non se stesso. Ricordiamoci quando fece morire quasi 1000 bambini a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Beslan">Beslan</a>, pur di fare capire che è lui a decidere e non cede, non negozia.</p>



<p>E i soldati ancora vivi lasciato morire nel <a href="https://www.ilmessaggero.it/mondo/russia_sottomarino_kursk_118_vittime_20_anni_fa_12_agosto_2000_le_domande-5401156.html">sottomarino ad Irkutsk</a>. Disse no dinanzi alle offerte di aiuto pur di dimostrare che la Russia non ha bisogno di nessuno. Nessuna coalizione, nessuna negoziazione, nessuna trattativa.</p>



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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:100%">
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Mentre questi poveri giovani morivano lui offriva gratis i tranquillanti alle madri disperate.</p>
</blockquote>
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<p>Il popolo non esiste per questo dittatore, il fantasma di Stalin. Non è impazzito per il Covid (come sostengono alcuni gossip), gode nel vedere gli altri stati impazzire per trovare una strategia per fermarlo. E chi non è con lui deve morire. Mi ricorda Stalin, simile nei modi e nelle decisioni.</p>



<p>Putin non si fermerà, dinanzi alla morte di migliaia di persone, dinanzi allo sfacelo di un popolo, quello Ucraino. Putin rivuole L&#8217;Unione Sovietica, rivuole il dominio sugli altri paesi.</p>



<p class="has-drop-cap">Ora non usa il veleno, come fa con chi gli è scomodo, usa le armi. E di armi nucleari la Russia è piena. Siamo di fronte ad uno scenario straziante, pericoloso, l&#8217;avvio di una terza guerra mondiale. E noi stati occidentali continuiamo a parlare di sanzioni, mentre lui se la ride di nascosto.</p>



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