<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>guerra e bambini Archivi - Simona Marabese</title>
	<atom:link href="https://www.simonamarabese.it/tag/guerra-e-bambini/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.simonamarabese.it/tag/guerra-e-bambini/</link>
	<description>Blog</description>
	<lastBuildDate>Wed, 20 Apr 2022 15:20:04 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9</generator>

<image>
	<url>https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/01/cropped-favicon-32x32.png</url>
	<title>guerra e bambini Archivi - Simona Marabese</title>
	<link>https://www.simonamarabese.it/tag/guerra-e-bambini/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Un Papa e il suo calvario</title>
		<link>https://www.simonamarabese.it/un-papa-e-il-suo-calvario/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Marabese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Apr 2022 15:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[bambini e la guerra]]></category>
		<category><![CDATA[calvario]]></category>
		<category><![CDATA[Cernigov]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[crimini contro l&#039;umanità]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Paolo II]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra ai bambini]]></category>
		<category><![CDATA[guerra e bambini]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[il bene e il male]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[sofferenza]]></category>
		<category><![CDATA[Wojtyla]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.simonamarabese.it/?p=739</guid>

					<description><![CDATA[<p>In ricordo di Papa Wojtyla. Un Papa e il suo calvario &#8211; Cosa pensa un Papa quando si avvicina alla morte? Sa già chi incontrerà, chi ci sarà ad aspettarlo oltre il mistero della vita terrena che ha vissuto con la profondità del suo ruolo? E forse il suo Calvario è solo un passaggio, una ulteriore purificazione alla sua già vita purificata e beata? Un Papa e il suo calvario. E&#8217; quello che sta vivendo in questi giorni, in questi ultimi attimi, Giovanni Paolo II, il nostro Papa, perché il suo destino gli ha fatto incontrare una malattia crudele, una sofferenza fisica pesante. Un uomo e il suo calvario. Una vita iniziata nella povertà e nella sofferenza, quando, negli anni quaranta, lavorando nelle cave di pietra a Zakrzówek, presso Cracovia, evitò la deportazione nel terzo Reich germanico. Fu in quel periodo che nacque la sua Vocazione. Wojtyla Iniziò a frequentare i corsi clandestini della Facoltà di Teologia dell&#8217;Università Jagellonica come seminarista dell’arcidiocesi di Cracovia, e fu trasferito insieme ad altri seminaristi &#8220;clandestini&#8221;, nel palazzo dell’arcivescovado. Un Papa e il suo calvario. Wojtyla è un grande Papa ma anche un grande uomo, per questo ci è difficile pensare alla sua malattia, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.simonamarabese.it/un-papa-e-il-suo-calvario/">Un Papa e il suo calvario</a> proviene da <a href="https://www.simonamarabese.it">Simona Marabese</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h4 class="wp-block-heading">In ricordo di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Giovanni_Paolo_II">Papa Wojtyla</a>.</h4>



<p class="has-drop-cap">Un Papa e il suo calvario &#8211; Cosa pensa un Papa quando si avvicina alla morte? Sa già chi incontrerà, chi ci sarà ad aspettarlo oltre il mistero della vita terrena che ha vissuto con la profondità del suo ruolo? E forse il suo Calvario è solo un passaggio, una ulteriore purificazione alla sua già vita purificata e beata?</p>



<h4 class="wp-block-heading">Un Papa e il suo calvario.</h4>



<p>E&#8217; quello che sta vivendo in questi giorni, in questi ultimi attimi, <a href="https://www.simonamarabese.it/tag/giovanni-paolo-ii/">Giovanni Paolo II</a>, il nostro Papa, perché il suo destino gli ha fatto incontrare una malattia crudele, una sofferenza fisica pesante.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Un uomo e il suo calvario.</h4>



<p>Una vita iniziata nella povertà e nella sofferenza, quando, negli anni quaranta, lavorando nelle cave di pietra a Zakrzówek, presso <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cracovia">Cracovia</a>, evitò la deportazione nel terzo Reich germanico. Fu in quel periodo che nacque la sua Vocazione. Wojtyla Iniziò a frequentare i corsi clandestini della Facoltà di Teologia dell&#8217;Università Jagellonica come seminarista dell’arcidiocesi di Cracovia, e fu trasferito insieme ad altri seminaristi &#8220;clandestini&#8221;, nel palazzo dell’arcivescovado.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Un Papa e il suo calvario.</h4>



<p>Wojtyla è un grande Papa ma anche un grande uomo, per questo ci è difficile pensare alla sua malattia, al suo dolore. Cosciente della sua scelta fino in fondo, forte nello spirito e nel corpo. Anche quando il 31 maggio del 1981 Ali Agca lo colpì al ventre e al gomito con due proiettili, lui non mollò.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Era forse già tutto scritto?</h4>



<p>Allora si pensò ad un miracolo dettato dal volere di Dio perché questo Papa aveva fatto un giuramento con lui, quello di portare fino in fondo alla sua vita il messaggio di Dio, la fede. Nemmeno la morte poteva toccare quell’uomo forte voluto da Dio. Un Papa intellettuale poliglotta, che al di là di ogni convinzione politica ha guardato al bene dell’umanità. Per questo con molta diplomazia e umiltà ha incontrato e con loro dialogato, i grandi uomini del suo tempo, Reagan, Arafat, Gorbaciov.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Perché il suo è un messaggio di pace e di umanità.</h4>



<p>E niente lo ha fermato. Nemmeno questa malattia che è giunta all&#8217;apice, ma che da anni lo ha colpito. Lui ora sa che è giunta la sua ora.</p>



<p>Preghiamo noi, fedeli e non fedeli, perché di lui, oltre alla Fede, ammiriamo il coraggio, l’ umiltà, la forza nel voler ancora una volta affacciarsi alla finestra della sua camera per salutare la folla, che in piazza San Pietro in questi giorni gli fa compagnia. Come il gesto di mercoledì, quando con fatica ha tentato di dirci ancora qualcosa, quasi a voler sfidare la sua malattia, sempre in nome dell’amore per la gente e l’umanità in generale.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Il suo viso quel giorno era molto sofferente. Nella sua drammaticità ricordava un quadro: “L’urlo” di Munch.</h4>



<p>E cosa voleva urlare Giovanni Paolo II quel giorno? La sua breve apparizione, il suo silenzio sono l’espressione più alta dell’amore che Dio ha voluto comunicarci attraverso lui. E’ il silenzio di un uomo di Dio che ci vuol far capire, che oltre la vita terrena, esiste davvero quella eterna e che anche quando la sua malattia diventerà ancora più forte noi dovremo portare nei nostri cuori questa fede incrollabile E quel viso è il viso di un uomo prima di un Papa, e la sofferenza lo tocca in profondità. Forse anche più di ogni altra persona, perché Giovanni paolo II ha vissuto anche la sofferenza di tutta l&#8217;umanità. Il suo amore è stato infinito e il suo coraggio altrettanto.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Cosa ci ricorderemo di questo uomo di Dio? Oltre alla sua vita nobile e al suo coraggio?</h4>



<p>Noi, che lo abbiamo visto in diretta alla tv, o in piazza San Pietro con i nostri occhi rivolti verso la sua finestra, ci ricorderemo del suo sguardo triste, di fronte alla sua impotenza di non poter più offrire in futuro, a noi suoi umili fedeli, la benedizione domenicale, ma anche della sua serenità interiore, di un uomo che si appresta alla morte.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Caro Wojtyla, cosa ci sarà oltre questo? </h4>



<p>Qualcosa di più bello che tu hai già visto? Un riposo, finalmente dovuto, o ancora un cammino, una lotta per affermare la pace e il bene? Incontrerai tutte le ultime vittime innocenti del destino sciagurato dello Tzunami? E tutti quei bambini che ogni giorno muoiono di fame in ogni parte del mondo? Oggi aggiungo: tutte le vittime del Covid? E i <a href="https://www.simonamarabese.it/la-guerra-in-ucraina-e-i-bambini/">bambini </a>che stanno morendo in questa <a href="https://www.simonamarabese.it/cosa-racconto-ai-miei-bambini-della-guerra-in-ucraina/">guerra</a> assurda?</p>



<h4 class="wp-block-heading">Tu lo sai già cosa c&#8217;è sopra noi, oltre noi.</h4>



<p>Tu sei il Papa, la voce di Dio, il mediatore tra ciò che esiste in cielo (o in un altro universo) e noi che siamo quaggiù, su questa terra e preghiamo come semplici esseri umani che vivono la sofferenza del tuo abbandono, guardando in alto verso la tua finestra per cercare, almeno in questo momento, un miracolo. </p>



<p>Aiutaci. Ora più che mai invochiamo il tuo ricordo.</p>



<p>Articolo scritto per l’opera lirica &#8220;Giovanni Paolo II&#8221; (teatro Wagner, Milano, 22 novembre 2003).</p>



<p><strong>La vocazione.</strong> Per leggere la poesia clicca <a href="https://www.simonamarabese.it/la-vocazione/">qui</a>.</p>



<p>Foto dal web.</p>



<p><br></p>



<p><br></p>



<p><br><br></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.simonamarabese.it/un-papa-e-il-suo-calvario/">Un Papa e il suo calvario</a> proviene da <a href="https://www.simonamarabese.it">Simona Marabese</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;omino magico</title>
		<link>https://www.simonamarabese.it/l-omino-magico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Marabese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Apr 2022 14:44:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[bambino]]></category>
		<category><![CDATA[beslan]]></category>
		<category><![CDATA[bombe]]></category>
		<category><![CDATA[ceceni]]></category>
		<category><![CDATA[Cecenia]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra e bambini]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[omino magico]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[strage]]></category>
		<category><![CDATA[terroristi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.simonamarabese.it/?p=787</guid>

					<description><![CDATA[<p>L&#8217;omino magico- i bambini con la guerra non centrano Ma a niente serve la vendetta. Salvaci, Dio dai molti nomi, dalla vendetta. Finché ci sono ancora bimbi vivi, non ci dimentichiamo la parola “insieme”. Nessuno di noi è eroe da solo, ma dinanzi alla nuda verità tutti noi siamo nudi. Io sto insieme ai bambini bruciati. Sono anche io uno di loro….”uno della scuola di Beslan”. Evgenij Evtushenko. È stato gettato a terra contro il muro della palestra, con violenza come si lanciano le bestie. L’uomo imbavagliato gli ha sferrato due calci, poi ha puntato la canna del fucile sotto il suo mento, sollevandogli la testa “Chi sono io secondo te? Un russo&#8230;un ceceno? Chi sono io?  Ti faccio paura vero? Avanti stupido bambino rispondimi altrimenti ti farò saltare il cervello fino a far schizzare il tuo sangue su tutti muri”. Murat è a terra a cavalcioni, trema ma alza lo sguardo verso quell’uomo e tenta di rispondere alle sue provocazioni balbettando. Sente che se non dirà nulla, egli con tutte le probabilità davvero farà partire un colpo dal suo fucile e allora non potrà più vedere sua madre. Risponde con parole biascicanti “Signore… Lei è un signore grande, io [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.simonamarabese.it/l-omino-magico/">L&#8217;omino magico</a> proviene da <a href="https://www.simonamarabese.it">Simona Marabese</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L&#8217;omino magico- i bambini con la guerra non centrano</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><em>Ma a niente serve la vendetta.</em></p><p><em>Salvaci, Dio dai molti nomi, dalla vendetta.</em></p><p><em>Finché ci sono ancora bimbi vivi,</em></p><p><em>non ci dimentichiamo la parola “insieme”.</em></p><p><em>Nessuno di noi è eroe da solo,</em></p><p><em>ma dinanzi alla nuda verità tutti noi siamo nudi.</em></p><p><em>Io sto insieme ai bambini bruciati.</em></p><p><em>Sono anche io uno di loro….”uno della scuola di Beslan”.</em></p><p>Evgenij Evtushenko.</p></blockquote></figure>



<p class="has-drop-cap">È stato gettato a terra contro il muro della palestra, con violenza come si lanciano le bestie. L’uomo imbavagliato gli ha sferrato due calci, poi ha puntato la canna del fucile sotto il suo mento, sollevandogli la testa “Chi sono io secondo te? Un russo&#8230;un ceceno? Chi sono io?  Ti faccio paura vero? Avanti stupido bambino rispondimi altrimenti ti farò saltare il cervello fino a far schizzare il tuo sangue su tutti muri”. Murat è a terra a cavalcioni, trema ma alza lo sguardo verso quell’uomo e tenta di rispondere alle sue provocazioni balbettando. Sente che se non dirà nulla, egli con tutte le probabilità davvero farà partire un colpo dal suo fucile e allora non potrà più vedere sua madre. Risponde con parole biascicanti “Signore… Lei è un signore grande, io invece sono un bambino signore, non so se russo, o ceceno io conosco solo russi, perché qui sono tutti russi” si interrompe, gli viene il magone e la voce si perde tra i respiri affannosi di chi sta ammassato uno sull’altro. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Il terrorista lo guarda con disprezzo; come ha osato quel bambino rispondere davvero alle sue provocazioni? </h4>



<p>Non può e non deve farlo. Si sente preso da due istinti, ammazzarlo o far finta di nulla. Esita, gli tremano le mani, gira il volto, sputa sul pavimento “Che il diavolo ti porti…stupido bambino”. Si agita, mette la mano sul grilletto e sta per premerlo.&nbsp; Murat percepisce le sue intenzioni, lo guarda con una smorfia di dolore, lo supplica con lo sguardo a non fare ciò che teme. Intanto gli altri terroristi si sono momentaneamente allontanati. “Andrezha di là” grida uno di loro all’uomo imbavagliato mentre&nbsp; esce dalla palestra. “Oggi è la tua giornata fortunata bambino russo”, stacca la mano dal grilletto&nbsp; e si allontana farfugliando frasi incomprensibili.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Murat continua a tremare, ha paura “Dove sei? Perché non vieni a salvarmi? &#8211; dice e comincia a piangere.</h4>



<p>Fa molto caldo in quella palestra. Ammassati uno sull’altro alcuni bambini piangono ininterrottamente, e questo aumenta l’ira dei terroristi. Murat  cerca con lo sguardo i suoi insegnanti ma la vista dall’altra parte della palestra non ci arriva. Sente dei crampi ”Cosa ci faranno adesso?”. Passano altri minuti interminabili. Qualcuno grida ”Lasciateci andare per l’amore di Dio”, Murat è stanco, la tensione è troppa. Appoggia la testa sulle braccia e si addormenta.</p>



<p>Nel sogno Murat corre, vuole raggiungere il padre.&nbsp; Lo scorge in lontananza intento a raccogliere le barbabietole nel Kholkoz, dove lavora da una vita intera.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Corre Murat, corre forte. </h4>



<p>Il sole è alto e scalda come una torcia, e mentre corre ansima e sente la maglietta appiccicarsi al dorso per il troppo sudore. Vuole raggiungere il padre più in fretta possibile.&nbsp; “Papà, papà! E’ buio andiamo a casa!”” Hai fatto i compiti?” gli grida Andrei vedendolo all’orizzonte. Murat si avvicina, non gli risponde ma comincia a ridacchiare in un modo così naturale tanto da intenerirlo.&nbsp; “Ho capito non hai nemmeno aperto i quaderni. Andiamo a casa dai, ti aiuto io”. ” E si avviano verso casa mano nella mano.</p>



<h4 class="wp-block-heading">La&nbsp;sera al Kholxoz&nbsp;Murat dal padre ci andava davvero, ogni giorno.&nbsp;</h4>



<p>E al povero Andrei dopo cena, appena Tatjana aveva sparecchiato la tavola, toccava stare in cucina per aiutare il figlio coi compiti. ”Dai domani pà” “Come domani? Per domani mattina devi finirli! Non vorrai fare la mia stessa fine! Ah, ti ci mando io nei campi se adesso non apri &nbsp;i quaderni!”. E mentre stava seduto vicino a Murat, Andrej sentiva la stanchezza accumulata durante la giornata entrare nelle ossa, tanto che spesso appoggiava la testa sul davanzale e gli occhi gli si chiudevano da soli e si addormentava. Nei suoi sogni vedeva il figlio diventare un medico, un ingegnere. Murat sarebbe diventato l’eroe della famiglia e forse anche di tutto il suo paese.&nbsp; </p>



<h4 class="wp-block-heading">Non voleva che facesse la sua stessa fine. </h4>



<p>Finita la scuola dell’obbligo Andrei era andato a lavorare nei campi, in un kholkoz della regione, era l’unico modo per sposare Tatjana. Ma dopo anni passati a lavorare la terra, a vangare con il suo sudore, aveva capito che forse sarebbe stato meglio intraprendere un’altra strada e magari diventare un impiegato statale e stare seduto al caldo in un vecchio e obsoleto ufficio di qualche amministrazione provinciale. Sarebbe stato tutto diverso, anche se amava stare all’aria aperta. Per questo motivo voleva che Murat riuscisse bene a scuola.&nbsp;</p>



<h4 class="wp-block-heading">Pa, i compiti li ho finiti.</h4>



<p>Approfittando della stanchezza del padre, Murat era solito sussurragli “Pa, non ti preoccupare i compiti li ho finiti”, poi gli appoggiava una coperta sulle spalle, spegneva la luce e andava a dormire. E Andrej che si svegliava a notte fonda , apriva a lo zainetto di Murat, prendeva il quaderno dei compiti e li completava come era capace, cercando persino di imitare la scrittura del figlio. Non lo aveva mai detto a Murat e il figlio aveva cominciato a credere che esistesse un omino magico che la notte andava a trovarlo e finisse i compiti per lui. Capitava anche che si nascondesse per l’intera notte&nbsp; dietro la porta socchiusa della sua camera per cercare di vederlo. “Omino magico vorrei conoscerti”, poi stanco si buttava sul letto “Io ti voglio bene perché tu mi aiuti sempre. Sono sicuro che un giorno ti fai vedere” e spegneva la luce.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Murat&nbsp; si è svegliato, i pianti dei bimbi più piccoli fanno eco in tutta la palestra. </h4>



<p>Quando gli uomini armati sono entrati nella scuola li hanno costretti ad ammucchiarsi qui dentro. “Dovete stare zitti” grida uno di loro con una ferocia spietata. Un insegnante &nbsp;si alza e si avvicina ad alcune donne che continuano a piangere in maniera incontrollata. L’uomo incappucciato vicino alla porta centrale fa partire dei colpi di mitragliatrice, e questo si accascia sul pavimento&#8221;Se un solo uno di voi si lamenta ancora ne uccideremo un altro.&#8221;…..</p>



<h4 class="wp-block-heading">Vicino a Murat è rannicchiato Ivan. </h4>



<p>E’ un suo compagno della terza classe“ho sete Murat” bisbiglia&nbsp; ma non fa in tempo a finire la frase che uno degli uomini imbavagliati, dei tre rientrati dalla palestra lo sente. Gli si avvicina e gli punta la canna del fucile sotto il&nbsp; mento, sollevandogli con questa la testa ”Hai sete? Sai cosa ti faccio bere adesso?” Murat osserva impietrito “Non rispondere, stai zitto” bisbiglia. “No signore” risponde Ivan con lo sguardo offuscato dalle lacrime” Bene adesso ti pisci addosso e poi bevi. Fallo altrimenti ti ammazzo.” Lo prende per i capelli e lo trascina fuori. Si ente urlare, è Ivan. Murat è in preda al panico, gli viene da vomitare, chiude gli occhi“Ti prego vieni a liberarmi, lo so che puoi venire”. Passano cinque minuti, il terrorista rientra trascinando a terra Ivan, sporco di sangue sul viso. “Brutto moccioso, adesso hai ancora sete?” e lo spinge all’angolo. Tira fuori una sigaretta dalla tasca “Dima, al diavolo, dammi il fuoco”.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Il cinque settembre, il&nbsp; primo giorno di scuola, a Besla<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Beslan">n</a> era giorno di festa.</h4>



<p> Alunni e i loro insegnanti si preparavano a festeggiare con canti e danze l’inizio del nuovo anno scolastico. Quel giorno Tatjana non era ancora arrivata a scuola, perché si era recata prima nella merceria di Tamara,&nbsp; a comperare dei nastri per le sue alunne. Avrebbe iniziato a lavorare solo nel pomeriggio. ”Ne voglio due metri di quello rosa, sai le mie bambine sono vanitose”. Quando&nbsp; Tatjana vide entrare Anna ansimante e con uno sguardo terrorizzato&nbsp; capì subito che era successa una disgrazia. “E quando è successo ?”“Dimmi, Murat dove è? L’hai visto?” Ma Anna sconvolta non ascoltava già più e continuava a ripetere “E’,&nbsp; è una disgrazia, è una disgrazia! i nostri bambini, Dio ci salvi”.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Tatjana non aveva nemmeno salutato Anna ed era uscita sbattendo la porta di vetro.&nbsp; </h4>



<p>Nel quartiere si udivano già le sirene delle ambulanze. Tatjana pensò di raggiungere subito la scuola, ma file di persone avevano già bloccato l’entrata e nonostante provasse a farsi largo non riusciva a vedere nulla di quello che stava accadendo. Pensò ad Andrej “Devo correre da lui. “Andrei Andrei corri è successo l’inferno.”gridò appena lo vide in lontananza. Nel Kholkoz nessuno sapeva ancora nulla e appena Tatjana si fermò, venne assalita dai colleghi di Andrej “Non so, non so ancora&nbsp; nulla, ma è una tragedia, lo sento”. E si preparano tutti a lasciare il campo sulle loro utilitarie.</p>



<h4 class="wp-block-heading">L’aria si fa più pesante, i pianti dei bambini aumentano. </h4>



<p>Qualche insegnante cerca di alzarsi per tranquillizzarli mentre i terroristi, tutti con il volto coperto da cappucci, innescano esplosivi e collegano fili sulle loro teste. Ci sono ordigni dappertutto: sul pavimento sporco di sangue, sulle finestre, perfino nei canestri da basket.&nbsp; In questa specie di accampamento manca l’aria. Uno dei terroristi, preme il piede su un libro posato sul pavimento, all&#8217;interno del quale pare nascosto un detonatore. Accanto, sempre sul pavimento, giace un lanciagranate.&nbsp; &#8220;Non portare ancora qui i bambini&#8221;, ordina uno dei degli uomini armati, mentre un altro continua a collegare i fili.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Ivan si lamenta, gli duole il capo. </h4>



<p>“Ivan, Ivan non farti sentire” gli bisbiglia Murat, “se ti sentono questi ti ammazzano”.”Murat sto male, tanto male. “ “Adesso lui viene a liberarci, vedrai Ivan, stai tranquillo”. Ivan abbassa il capo sulle braccia e chiude gli occhi. “Muoviti omino magico, Ivan sta tanto male e anche lui ha bisogno del tuo aiuto”.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Fuori dalla scuola.</h4>



<p>All’esterno le torce elettriche illuminavano a giorno ogni angolo, nonostante fosse ormai buio. La folla cominciava ad accalcarsi sempre più davanti al cortile della scuola e la milizia locale&nbsp; faceva fatica a raggiungere i posti di blocco prefissati. Nel pomeriggio alcuni bambini erano riusciti in qualche modo a scappare dall’edificio e masse di persone quasi impazzite cercavano di rompere gli argini umani fatti dai soldati per cercare di raggiungerli. Si vedevano uomini correre con piccoli corpi di bambini denudati e stanchi tra le braccia e le donne si avvicinavano con la speranza di riconoscere il proprio figlio. Anche Tajana e Andrei avevano trovato posto non molto lontano dalla facciata anteriore dell’edificio. Avevano tentato di avvicinarsi di più al cancello ma vi era troppa gente che spingeva e si accalcava.&nbsp; Era arrivata anche la tv locale e i fotografi. “Avviciniamoci di più Tatjana” e Andrei la tirò per il braccio destro, facendosi spazio tra alcuni volontari “forse da vicino riusciamo a vederlo… “.</p>



<h4 class="wp-block-heading">“Ivan stai bene?” sussurra Murat al compagno che&nbsp; sembra non dare più segno di vita.</h4>



<p> Ivan non risponde.&nbsp; E’ pallido, ha il viso sporco di sangue.&nbsp; Murat allunga il braccio come a scuoterlo, ma niente da fare, Ivan non si muove. “Devo andarmene da qui, devo aiutarlo”. Lancia uno sguardo verso la porta che da sui bagni. “Se mi muovo lentamente –pensa- forse non mi vedono. Si, quando si gira…” L’uomo davanti a lui però non si muove. Ha un kalashnikov in mano e con una corda legata ad una piccolo ordigno&nbsp; attaccata al soffitto della palestra. Serhezha è rannicchiato dietro Murat. Intuisce&nbsp; ciò che Murat vuole fare e lo&nbsp; supplica con gli occhi di non muoversi. Ma Murat non gli bada. Nel momento in cui il terrorista preso dalla stanchezza posa il Kalasnhikov sul davanzale della finestra , striscia&nbsp; verso la porta fino a raggiungere l’entrata dei bagni. </p>



<h4 class="wp-block-heading">La paura di Ivan.</h4>



<p>Accosta l’orecchio destro alla porta e non sentendo rumori sgattaiola dentro. Intanto dal corridoio laterale ai bagni si sentono dei passi. “Adesso cosa faccio?” E’ stanco, e non ce la fa più a reggersi sulle gambe.&nbsp; “Se uscissi da questa porta? Potrei raggiungere le scale e scendere fino al primo piano, e poi scappare dalla finestra&#8230;.E se mi vedono? Dove sei? “. Intanto il rumore dei passi diventa più forte. Gli viene da piangere. “Vai nei bagni” si sente urlare ”Ma non c’è nessuno ho già controllato” Al diavolo, ti ho detto di andarci, sono io che comando qui. E se c’è qualcuno fallo fuori subito!” “Ma chi vuoi che ci sai li?” Al diavolo, ci vado io”.</p>



<p>“Cosa faccio adesso?” pensa Murat.&nbsp; Viene preso dallo sconforto ”Omino magico vieni a prendermi ti prego”.</p>



<p>“Andrei non puoi stare tutto il giorno steso sul letto…” “E cosa mi resta da fare ora che non c’è più” e si voltò sul fianco sinistro. Chiuse gli occhi e si addormentò.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Nella palestra dopo tre giorni&nbsp; erano entrate le forze armate e avevano preso i <a href="https://www.repubblica.it/2004/i/dirette/sezioni/esteri/scuolarussia4sett/ossezia6sett/index.html">terroristi</a>. </h4>



<p>Ciò&nbsp; era costata la vita di molti bambini e ora a &nbsp;Beslan toccava solamente fare i conti dei morti e provvedere al loro funerale. Pochissimi erano i sopravvissuti.&nbsp; Centinaia di corpi, coperti da lenzuola grigie,&nbsp; giacevano nella piazza principale in attesa di essera ancora riconosciuti. Tra questi anche il corpo del piccolo Ivan, morto per le percosse subite. Vi erano altri corpi resi irriconoscibili dagli ordigni. Alcune persone avevano deposto sopra questi le foto dei loro figli, poichè ne avevano riconosciuti gli indumenti. </p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/04/beslan2.jpg" alt="" class="wp-image-794" width="373" height="209" srcset="https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/04/beslan2.jpg 744w, https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/04/beslan2-300x168.jpg 300w" sizes="(max-width: 373px) 100vw, 373px" /><figcaption>Strage di Beslan- foto dal web</figcaption></figure>



<h4 class="wp-block-heading">Dove è Murat?</h4>



<p>Altri avevano scelto un corpo a caso, poiché nemmeno gli indumenti erano riconoscibili ma era più facile per loro pregare per qualcuno piuttosto che accettare l’idea di non ritrovare più i loro cari. Andrei invece&nbsp; non si era rassegnato. Murat non era stato trovato,&nbsp; e quando davanti a quei corpi stesi nel giardino della scuola gli avevano chiesto di indicare chi assomigliasse più a Murat, non lo aveva fatto, non voleva. Anche se la speranza cominciava ad affievolirsi non gli bastava un corpo qualunque su cui pregare. Fu&nbsp; Tatjana a convincerlo. “Andrei, se non sappiamo per chi pregare, preghiamo almeno per uno di loro. Le preghiere arriveranno anche a lui”. E così il quarto giorno Andrei si alzò dal letto, mise la camicia della festa e la giacca marrone, andò in bagno, si fece la barba e si pettinò “Andiamo Tatjana è ora.” Uscirono di casa salirono sul tram 52 e si diressero verso il cimitero comunale.&nbsp;</p>



<h4 class="wp-block-heading">La cerimonia era durata alcune ore e alla fine Andrei non aveva più le forze di reggersi in piedi.</h4>



<p>Non volle però andare subito a casa. Salutò Tatiana e si diresse verso quello che era rimasto della scuola. Di fronte all’edificio, che oramai sembrava uno scheletro, le ruspe si erano fermate e c’era silenzio. All’entrata vi erano travi d’acciaio piegate dal calore dell&#8217;incendio, ruderi da tutte le parti.&nbsp; Andrei camminava&nbsp; con le spalle basse e gli occhi puntati sull’asfalto. Si ricordava che il prete durante la cerimonia&nbsp; aveva più volte ripetuto “ Questi bambini sono eroi, morti per la propria patria”. Ma ad Andrei, che lavorava nei campi e guadagnava a sufficenza per sfamare il figlio e la moglie, a lui non interessava nulla della sua patria. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Quale patria? Una patria oramai distrutta e lacerata dal dolore? </h4>



<p>Ma non bastava un pezzo di pane per vivere durante il comunismo? Si accontentavano anche di questo. Ora invece&nbsp; volevano l’indipendenza, la libertà. Per questo – avevano detto &#8211; quei terroristi armati erano entrati nella scuola, per la libertà. Ma la libertà di fare cosa? Quella tragedia non sarebbe dovuta succedere perché quei bambini innocenti non centravano nulla con la loro libertà.&nbsp;</p>



<h4 class="wp-block-heading">Si fermò davanti la scuola distrutta.</h4>



<p>Si fermò davanti al cancello, guardò in alto verso la finestra principale della palestra, ridotta oramai a scheggie di vetro,&nbsp; sperando di vedere ancora una volta il volto di Murat sorridente. Poi con le forze che gli erano rimaste superò le sbarre messe dalla milizia locale e entrò nell’edificio. Raggiunse la classe 5°, quella di Murat. Le pareti dell’aula erano imbrattate di piccole macchie di sangue e impregnate dell’odore acre lasciato dagli spari&nbsp; e dalle bombe usate per i blitz. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Riconobbe il banco del figlio, si avvicinò e si sedette. </h4>



<p>Si ricordò del primo giorno di scuola, il primo di quella tragedia. Forse lui avrebbe potuto fare qualcosa, fermare&nbsp; quegli uomini armati che senza pudore e umanità erano entrati correndo con i fucili puntati in avanti e coperti di maschere, così gli avevano raccontato. Avrebbe potuto armarsi&nbsp; e correre dentro insieme ai milizionieri.&nbsp; Ma sarebbe servito un suo gesto eroico per salvare tutti quei bambini?&nbsp; E per salvare il suo Murat? </p>



<h4 class="wp-block-heading">E se invece Murat fosse stato già morto prima del blitz? </h4>



<p>Gli pareva ancora di sentire gli spari, le urla di quei bambini, picchiettii che rimbombavano sui muri, su superfici di metallo. Li aveva così chiari nella sua mente che sembravano ancora veri. Su superfici di metallo? Come era possibile? Se si trattavano di rumori confusi, come faceva a distinguere in maniera così chiara quel singolo suono? Cercò di non pensarci più. “Ha ragione Tatjana sono troppo stanco, devo riposare” Eppure quel rumore continuava.&nbsp; Si alzò di scatto dalla sedia spaventato. Capì che&nbsp; picchiettio che&nbsp; rimbombava forte nelle sue orecchie non era un pensiero, era vero! </p>



<h4 class="wp-block-heading">Forse qualcuno era ancora vivo da qualche parte, doveva assolutamente cercarlo. </h4>



<p>Corse fuori dall’aula e si mise a perlustrare&nbsp; tutte le aule del primo piano, ma nulla. Probabilmente stava andando nella direzione sbagliata. Ritornò verso la scala principale dell’edificio, salì al primo piano e anche qui attraversò il corridoio centrale. Nulla nemmeno qui.&nbsp; Riprese le scale e salì al secondo piano fino all’entrata della palestra. Già, nella palestra. Ma come era possibile? Gli uomini della milizia avevano perlustrato tutta l’edificio e non avevano trovato superstiti.&nbsp; E se non avessero perlustrato a fondo?&nbsp; </p>



<h4 class="wp-block-heading">Dove avrebbe cercato ora?</h4>



<p>Entrò in questa ma nulla, come si immaginava. Quel rumore doveva venire da un’altra parte. Si guardò in giro. Vicino alla palestra vi erano i bagni. Si, non poteva che provenire da li il rumore. Con foga spostò i mattoni e le lastre di cemento che si erano accumulate davanti alla porta ed entrò. Si guardò attorno ma anche qui nessuno. Intanto il rumore era cessato. </p>



<h4 class="wp-block-heading">C&#8217;è ancora qualcuno vivo!&nbsp;</h4>



<p>“Vi assicuro che c’è ancora qualcuno vivo nella scuola!” disse Andrei ansimante al milizioniere che gli stava di fronte.” “Si calmi” rispose Dimitri Ivanovic, il comandante della polizia locale. Lo fece sedere, gli diede un bicchiere d’acqua “Mi dica cosa è successo”. “Vi prego, correte, qualcuno è ancora vivo e se non andate subito rischiate di non trovarlo”e iniziò a raccontare tutti i particolari. Dapprima il comandante non credette alle parole di Andrei. Pensò che quello fosse solo un gesto di un padre disperato per la scomparsa del figlio e che non si voleva rassegnare. Spiegò ad Andrei che i suoi uomini avevano perlustrato la scuola da cima a fondo&nbsp; e che non avevano trovato più nessuno vivo. Ma Andrei insisteva “Vi dico che quel picchiettio c’era, ve lo assicuro!” Dimitri Ivanovic si impietosì e decise di mandare i suoi uomini a controllare. “Vi ringrazio, vedrete che ho ragione. ” Si alzò, si mise il suo berretto e sempre a testa bassa si avviò verso casa.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Due giorni dopo la città era ancora il lutto, tutte le scuole erano state chiuse e la gente seppelliva gli ultimi corpi. </h4>



<p>Andrei era a letto, mentre Tatjana stava sul divano a pregare. Ad un tratto qualcuno bussò alla porta. “Tatjana Andreevna c’è un telegramma per voi” gridò ansimante il portalettere Sergej. Un telegramma? E chi poteva scrivere loro un telegramma? Tatjana aprì la porta, strappò il telegramma di mano a Sergei e lesse: I signori Andrievic sono inviati a recarsi all’ospedale Lenin del quartiere Jaroslvaskij per l’identificazione di un bambino che, a detta di altri testimoni, pare essere vostro figlio Murat ”. Il telegramma le cadde dalle mani. Prese il fazzoletto dalla tasca del grembiule. Si asciugò la fronte grondante di sudore. Salutò frettolosamente Sergej e corse in camera “Andrei, Andrei alzati dobbiamo andare all’ospedale, c’è un bambino ancora vivo che ancora non è stato identificato. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Cè un bambino ancora vivo!</h4>



<p>Dicono che assomiglia a Murat”. Andrei si voltò, si mise seduto sul letto e guardò Tatjana incredulo “Ma cosa stai dicendo?&#8221; ”Dobbiamo andare subito all’ospedale per il riconoscimento.” Andrei cominciò ad agitarsi. Murat poteva essere il loro Murat, ma se non fosse stato lui?</p>



<h4 class="wp-block-heading">Saltò giù dal letto, si vesti e insieme a Tatjana raggiunsero la fermata del 35. </h4>



<p>L’ospedale distava dal loro quartiere almeno un’ora di strada. Un’ora interminabile e pesante, un’ora in cui si alternavano sensazioni belle, brutte, speranza e delusione. Si tenevano le mani strette una a quelle dell’altro. Avevano bisogno di infondersi speranza, di darsi sicurezza. Ad attenderli vi era una infermiera dal viso paffuto che li accompagnò direttamente al reparto animazione, fino alla stanza 142. Ad Andrei tremavano le gambe e camminava quasi barcollando. “E’ qui dentro, non parla ma è cosciente” disse l’infermiera Olga.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Possono succedere miracoli nelle tragedie? </h4>



<p>Si pensò Andrei quando vide quel bambino steso sul letto, incosciente. &nbsp;“E’ lui, mio figlio, è mio figlio!&nbsp; Lo abbracciarono, lo accarezzano, gli parlarono. Restano li inginocchiati ai piedi del&nbsp; letto per tutta la sera.</p>



<p>Non aveva più scampo Murat quando sentiva avvicinare i terroristi. Si accorse però che di fronte ai lavandini vi era un piccolo sportello di metallo. Lo aprì e vide che era la botola dove venivano messi i rifiuti che poi finivano nel locale sottoterra. Non poteva più permettersi di aspettare, uno dei terrostitsi si stava avvicinando.&nbsp; Si infilò dentro e&nbsp; facendosi spazio tra&nbsp; i sacchetti di plastica, abbandonati dalle donne delle pulizie, con la mano destra afferrò lo sportello e chiuse la botola.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Era stato l&#8217;omino magico?</h4>



<p>Quando il milizioniere stava&nbsp; per scendere le scale e dirigersi verso l’uscita, il cane dinanzi alla porta dei bagni, aveva comiciato ad abbaiare. Allora si era messo a togliere la terra con le mani urlando, “C’è qualcuno dentro? “ ma nessuno rispondeva. Riuscì a farsi strada fino all’interno e il cane si avvicinò alla botola continuando ad abbaiare. Il milizioniere aprì la porta e dentro vi trovò Murat, col viso stremato e senza forze.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Chiusegli occhi e svenne.</h4>



<p>Lo sportello della botola era di un acciaio vecchio, di spessore consistente, ed era stato proprio questo a preservare Murat dalle bombe dei soldati. ”Mio Dio aveva ragione quell’uomo a dire che c’era ancora qualcuno!”. Il milizioniere cominciò a toccarlo per sentire se fosse ancora vivo e lo incitò a parlare.&nbsp; “Come ti chiami bambino?” Murat non rispondeva. Non riusciva a parlare ma era vivo, e capiva che finalmente lo stavano liberando.&nbsp; “Sono Murat, figlio di Andrei. Ditemi, cosa è successo ai mie compagni?” avrebbe voluto dire al milizioniere&nbsp; ma non ce la faceva “ Io sono qua perché l’omino magico mi ha detto che dovevo entrare nella botola, chiudere gli occhi e aspettare&#8230;.sei tu il mio omino magico?” ma ancora non gli uscì nulla. Chiuse gli occhi e svenne.</p>



<p>Foto dal web</p>



<span id="more-787"></span>
<p>L'articolo <a href="https://www.simonamarabese.it/l-omino-magico/">L&#8217;omino magico</a> proviene da <a href="https://www.simonamarabese.it">Simona Marabese</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nello zainetto di Ivan Coca cola e mandarini.</title>
		<link>https://www.simonamarabese.it/nello-zainetto-di-ivan-coca-cola-e-mandarini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Marabese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Apr 2022 16:25:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[atrocità]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[bambini di cernobyl]]></category>
		<category><![CDATA[bambini e la guerra]]></category>
		<category><![CDATA[campagna Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Centrale di Cernobyl]]></category>
		<category><![CDATA[Cernigov]]></category>
		<category><![CDATA[Cernobyl]]></category>
		<category><![CDATA[coca cola]]></category>
		<category><![CDATA[crimini contro l&#039;umanità]]></category>
		<category><![CDATA[disastro di cernobyl]]></category>
		<category><![CDATA[dostoevskij]]></category>
		<category><![CDATA[guerra ai bambini]]></category>
		<category><![CDATA[guerra e bambini]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[il bene e il male]]></category>
		<category><![CDATA[Ivan]]></category>
		<category><![CDATA[Les Cultures di Lecco]]></category>
		<category><![CDATA[libertà individuale]]></category>
		<category><![CDATA[mandarini]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[radiazioni]]></category>
		<category><![CDATA[reattore]]></category>
		<category><![CDATA[soggiorni bambini di Chernobyl]]></category>
		<category><![CDATA[Tolstoj]]></category>
		<category><![CDATA[zainetto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.simonamarabese.it/?p=755</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nello zainetto coca cola e mandarini. Nello zainetto di Ivan coca cola e mandarini &#8211; Gli avevano raccontato che in Italia c’è sempre il sole. E così è arrivato a Lecco con il sorriso sulle labbra. Nel suo zainetto alcuni dolci fatti dalla mamma e uno spazzolino da denti. Alle spalle la campagna di Khmelnytza, una cinquantina di chilometri da Cernobyl in Ucraina. Ivan è sbarcato a Lecco grazie all’associazione Les Cultures, che è riuscita a portare in Italia, in collaborazione con l’Associazione Pro Infanzia, 71 bambini, dai sette agli undici anni, provenienti dalla regione di Cernigov, una delle zone più contaminate dopo l’incidente alla centrale nucleare. Vivere in quelle terre significa essere condannati ad una morte lenta. I piccoli sono stati ospitati da alcune famiglie della zona. Pochi giorni fa il ritorno a casa. In Italia Ivan ha visto tante automobili: a lui piace andare in macchina. Al suo paese quasi nessuno possiede l’auto. Ivan ogni giorno si reca a scuola a piedi, perché in paese non ci sono neanche le strade asfaltate.Ivan racconta che dove vive lui non ci sono le cose che trova qui in Italia. Il suo televisore è in bianco e nero e ha solo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.simonamarabese.it/nello-zainetto-di-ivan-coca-cola-e-mandarini/">Nello zainetto di Ivan Coca cola e mandarini.</a> proviene da <a href="https://www.simonamarabese.it">Simona Marabese</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h4 class="wp-block-heading">Nello zainetto coca cola e mandarini.</h4>



<p class="has-drop-cap">Nello zainetto di Ivan coca cola e mandarini &#8211; Gli avevano raccontato che in Italia c’è sempre il sole. E così è arrivato a Lecco con il sorriso sulle labbra. Nel suo zainetto alcuni dolci fatti dalla mamma e uno spazzolino da denti. Alle spalle la campagna di Khmelnytza, una cinquantina di chilometri da <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Disastro_di_%C4%8Cernobyl%27">Cernobyl </a>in Ucraina. Ivan è sbarcato a Lecco grazie all’associazione <a href="https://www.lescultures.it/wp/">Les Cultures</a>, che è riuscita a portare in Italia, in collaborazione con l’Associazione Pro Infanzia, 71 bambini, dai sette agli undici anni, provenienti dalla regione di <a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/cernigov/">Cernigov</a>, una delle zone più contaminate dopo l’incidente alla centrale nucleare. Vivere in quelle terre significa essere condannati ad una morte lenta. I piccoli sono stati ospitati da alcune famiglie della zona. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Pochi giorni fa il ritorno a casa.</h4>



<p class="has-drop-cap" id="block-fca93b79-c0f8-40fb-aa40-a27dcb3c2c8a">In Italia Ivan ha visto tante automobili: a lui piace andare in macchina. Al suo paese quasi nessuno possiede l’auto. Ivan ogni giorno si reca a scuola a piedi, perché in paese non ci sono neanche le strade asfaltate.<br>Ivan racconta che dove vive lui non ci sono le cose che trova qui in Italia. Il suo televisore è in bianco e nero e ha solo due canali. Ma <a href="https://www.simonamarabese.it/dove-e-il-mio-ivan-chi-l-ha-visto/">Ivan </a>non ha molto tempo per guardare la televisione. Di solito aiuta la mamma al lavoro nei campi. Poi dopo va dalla nonna, che possiede un camino molto grande e dove quindi fa sempre molto caldo. A Ivan piace buttare legna sul fuoco e scaldarsi davanti al camino.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Lo scoppio del reattore.</h4>



<p class="has-drop-cap" id="block-fca93b79-c0f8-40fb-aa40-a27dcb3c2c8a">D’estate, invece, va al fiume a fare il bagno o a pescare con gli amici. Ivan non sa niente, non sa che il terreno su cui cammina è contaminato e il cibo che mangia è velenoso. A Ivan hanno raccontato che qualche anno fa a <a href="https://www.simonamarabese.it/la-guerra-in-ucraina-e-i-bambini/">Chernobyl</a> è scoppiato un reattore della centrale nucleare. Ma non capisce il significato. Hai saputo delle conseguenze? Risponde: Mi hanno detto che se il reattore non fosse scoppiato allora avremmo vissuto un po&#8217; più a lungo.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Ivan è troppo piccolo per capire.</h4>



<p id="block-fca93b79-c0f8-40fb-aa40-a27dcb3c2c8a">Ma Ivan ha solo 7 anni e non può capire. Che cosa ti è piaciuto dell’Italia? La coca cola, i mandarini e le gomme da masticare. E poi l’ananas e il kiwi, che non avevo mai assaggiato. In Italia Ivan ha ricevuto tanti giochi e vestiti. E’ tornato a casa con una valigia piena. Nel suo zainetto Ivan ha messo una bottiglia di coca cola e alcuni mandarini per portarli alla mamma. Non vorresti restare in Italia? Gli chiedo ? Restare in Italia? E’ più bello vivere qua, ma la mia casa è in <a href="https://www.simonamarabese.it/la-guerra-in-ucraina-e-i-bambini/">Ucraina</a>.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Questa è la storia di Ivan ma anche quella di Sasha, Katia, Igor e Natascia. Tutti bambini che hanno avuto la disgrazia di nascere su un suolo malato, in un paese povero. Katia, 7 anni e due grandi occhi blu. Le abbiamo chiesto se tornerà in Italia. Ha risposto, vorrei tanto riabbracciare la famiglia che mi ha accolta.</p></blockquote>



<h4 class="wp-block-heading">La storia di molti bambini di Chernobyl.</h4>



<p>Sasha non ha il papà. Gli abbiamo chiesto cosa vuole fare da grande. Ha alzato le spalle : Manca ancora tanto tempo.<br>Iva, Sasha e Katja sono tornati al loro Paese dalle loro mamme. Dell’Italia ricorderanno tante cose, le persone che hanno incontrato e l’affetto ricevuto. Di <a href="https://www.simonamarabese.it/biografia/">Chernobyl</a><a href="http://chernobyl"> </a>si è parlato tanto. Poi più nulla. E il silenzio ha la stessa risonanza del futuro che questi bimbi forse non vivranno molto facilmente. Ma anche loro hanno il diritto di vivere come tutti gli altri bambini, di crescere e diventare adulti. La loro condanna non è ancora dettata e per aiutarli basta veramente poco.</p>



<p>Il Resegone, 19 gennaio 1996<br></p>



<h4 class="wp-block-heading"><br></h4>
<p>L'articolo <a href="https://www.simonamarabese.it/nello-zainetto-di-ivan-coca-cola-e-mandarini/">Nello zainetto di Ivan Coca cola e mandarini.</a> proviene da <a href="https://www.simonamarabese.it">Simona Marabese</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cosa racconto ai miei  bambini della guerra in Ucraina</title>
		<link>https://www.simonamarabese.it/cosa-racconto-ai-miei-bambini-della-guerra-in-ucraina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Marabese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Apr 2022 15:15:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[atrocità]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[bambini di cernobyl]]></category>
		<category><![CDATA[bambini e la guerra]]></category>
		<category><![CDATA[campagna Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Centrale di Cernobyl]]></category>
		<category><![CDATA[Cernigov]]></category>
		<category><![CDATA[Cernobyl]]></category>
		<category><![CDATA[crimini contro l&#039;umanità]]></category>
		<category><![CDATA[disastro di cernobyl]]></category>
		<category><![CDATA[dostoevskij]]></category>
		<category><![CDATA[genocidio]]></category>
		<category><![CDATA[guerra ai bambini]]></category>
		<category><![CDATA[guerra e bambini]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[il bene e il male]]></category>
		<category><![CDATA[Les Cultures di Lecco]]></category>
		<category><![CDATA[libertà individuale]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[radiazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Tolstoj]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.simonamarabese.it/?p=717</guid>

					<description><![CDATA[<p>Cosa racconto ai miei bambini della guerra in Ucraina &#8211; Sono una insegnate e ho il diritto di dire la verità su ciò che accade, visto che ho vissuto e conosciuto questi popoli che stanno combattendo. C’è chi dice La Russia mente, chi “L’Ucraina sta inscenando una finta battaglia sui morti che vengono ripresi”. Ho il dovere di difendere i bambini dall’espressione del bene e del male. Non posso raccontare cosa sia la libertà di espressione per un popolo massacrato dall’idolatria di un singolo uomo. Un popolo che per millenni ha vissuto comandato, che per un pezzo di pane doveva negare la propria libertà individuale. Al di la di ogni ragione reale o alterata (certo è che Vladimir Putin vuole rimanere nella storia con una reputazione che supera di gran lunga quella dei suoi predecessori) mi chiedo chi in Russia capisca davvero cosa sia il concetto del bene e del male al di fuori di un guadagno materiale ( gli oligarchi di Putin chiudono gli occhi per i soldi che hanno). E ai miei bambini cosa racconto della guerra in Ucraina? Ogni essere umano nasce con il concetto del bene e cresce (attraverso frustrazioni , dolori, negazioni) sperimentando il concetto [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.simonamarabese.it/cosa-racconto-ai-miei-bambini-della-guerra-in-ucraina/">Cosa racconto ai miei  bambini della guerra in Ucraina</a> proviene da <a href="https://www.simonamarabese.it">Simona Marabese</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Cosa racconto ai miei bambini della guerra in Ucraina &#8211; Sono una insegnate e ho il diritto di dire la verità su ciò che accade, visto che ho vissuto e conosciuto questi popoli che stanno combattendo. C’è chi dice La Russia mente, chi “L’<a href="https://tg24.sky.it/mondo/2022/04/07/ucraina-russia-guerra-diretta">Ucraina</a> sta inscenando una finta battaglia sui morti che vengono ripresi”. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Ho il dovere di difendere i bambini dall’espressione del bene e del male. Non posso raccontare cosa sia la libertà di espressione per un popolo massacrato dall’idolatria di un singolo uomo. Un popolo che per millenni ha vissuto comandato, che per un pezzo di pane doveva negare la propria libertà individuale.</p></blockquote>



<p class="has-drop-cap"><br>Al di la di ogni ragione reale o alterata (certo è che <a href="https://www.simonamarabese.it/il-fantasma-di-stalin-putin/">Vladimir Putin</a> vuole rimanere nella storia con una reputazione che supera di gran lunga quella dei suoi predecessori) mi chiedo chi in <a href="https://www.simonamarabese.it/intervista-valentina-kuturnenko/">Russia</a> capisca davvero cosa sia il concetto del bene e del male al di fuori di un guadagno materiale ( gli <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Oligarchi_russi#:~:text=Gli%20oligarchi%20pi%C3%B9%20famosi%20dell,Pjotr%20Aven%20e%20Vitalij%20Malkin%20.">oligarchi</a> di Putin chiudono gli occhi per i soldi che hanno).</p>



<h4 class="wp-block-heading">E ai miei bambini cosa racconto della guerra in Ucraina?</h4>



<p>Ogni essere umano nasce con il concetto del bene e cresce (attraverso frustrazioni , dolori, negazioni) sperimentando il concetto del male.<br></p>



<p>Si cita <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/F%C3%ABdor_Dostoevskij">Dostoevskij</a>, Tolstoj per cercare nella letteratura un significato a questa guerra disumana e barbara. Non esiste un significato storico generale. Esiste l’uomo che dentro di se non ha percezione della realtà. </p>



<p class="has-drop-cap">Il comunismo sovietico ha schiacciato la libertà umana e individuale, ma ogni essere umano dentro di sé dovrebbe riconoscere il bene e il male, dovrebbe distinguere la crudeltà dalla mera cattiveria. Ecco, questo uomo non ha percezione assoluta della realtà, del bene e del male, della crudeltà e della ferocia.</p>



<p></p>



<h4 class="wp-block-heading">La percezione del bene e del male</h4>



<p>Non c&#8217;è  spiegazione, ne giustificazione a ciò che sta succedendo. Noi indaghiamo su come e cosa può aver provocato e dove finirà questa <a href="https://www.simonamarabese.it/la-guerra-in-ucraina-e-i-bambini/">guerra</a>.<br></p>



<p>Ma se nel 2022 ancora esistono uomini, che per il potere massacrano altri uomini, con una atrocità medioevale, ecco abbiamo sbagliato la storia, abbiamo sbagliato il concetto<a href="https://www.simonamarabese.it/la-tattica-malvagia-dei-ceceni/"> di umanità</a>.<br></p>



<h4 class="wp-block-heading">Cosa racconto ai miei studenti?<br></h4>



<p>Che il male ha prevalso, che forse se l&#8217;essere umano prenderà piena coscienza di cosa è il bene e il male, smetterà di fare il male. Ma ho l‘impressione che solo gli animali (che sanno solo dare in maniera incondizionata perché è l’unico modo per difendersi) possano capire questo termine: il bene, la gratitudine.<br></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Non si può ammazzare bambini. Chi ammazza un bambino ha la rabbia di un bambino che nella sua infanzia è stato “ammazzato” dalla sofferenza.<br></p><cite>Cosa racconto ai miei studenti?</cite></blockquote>



<p>Guardo il lato umano. La cattiveria non ha spiegazioni. E&#8217; l&#8217;espressione del  male della società contemporanea, dove prevalgono i social, i media e l’uomo dovrebbe essere più evoluto.<br></p>



<p>Forse non  si estinguerà mai. Forse va fermata con una logica chiara e diretta, puntando al cuore dell’umanità.<br>E’ che forse l’umanità non ha nemmeno il cuore. E un bambino è solo un bambino.</p>



<p>Foto dal web</p>



<p> </p>



<p><br><br></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.simonamarabese.it/cosa-racconto-ai-miei-bambini-della-guerra-in-ucraina/">Cosa racconto ai miei  bambini della guerra in Ucraina</a> proviene da <a href="https://www.simonamarabese.it">Simona Marabese</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Intervista a Valentina Kuturnenko</title>
		<link>https://www.simonamarabese.it/intervista-valentina-kuturnenko/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Marabese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Apr 2022 14:06:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[bambini di cernobyl]]></category>
		<category><![CDATA[campagna Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Centrale di Cernobyl]]></category>
		<category><![CDATA[Cernigov]]></category>
		<category><![CDATA[Cernobyl]]></category>
		<category><![CDATA[crimini contro l&#039;umanità]]></category>
		<category><![CDATA[disastro di cernobyl]]></category>
		<category><![CDATA[genocidio]]></category>
		<category><![CDATA[guerra e bambini]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Les Cultures di Lecco]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[radiazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.simonamarabese.it/?p=688</guid>

					<description><![CDATA[<p>Intervista a Valentina Kuturnenko, Presidente del Fondo Pro Infanzia di Cernigov.Il Fondo Pro Infanzia (Detskij Fond) da oltre vent’anni collabora con Les Cultres Onlus di Lecco per organizzare i soggiorni per i bambini sopravvissuti alle radiazioni di Cernobyl nei vari paesi della Brianza. Collaboro con Valentina da tanti anni e nel 2004 sono stata a Cernigov, ospite da lei. Valentina ha dedicato la sua vita a salvare i bambini dopo il disastro di Cernobyl nel 1986. La chiamata arrivata stamattina. La sua voce è stremata, fa fatica a parlare e in alcuni momenti il suo racconto è confuso dalle lacrime. Valentina è scappata da Cernigov il giorno in cui è scoppiata la guerra, il 24 febbraio; si è nascosta in campagna, in uno scantinato adibito a bunker. Non mi può dire dove, ha paura di essere poi trovata, Come state vivendo? Anche se la domanda più opportuna sarebbe: come state sopravvivendo a questa guerra atroce?Sono arrivata qui il 24 non avevo niente con me e ancora dormo con gli stivali e gli indumenti che avevo. Viviamo al freddo, la temperatura di notte scende quasi fino a meno venti gradi, non abbiamo acqua. Il cibo è pochissimo, mangiamo quasi sempre patate, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.simonamarabese.it/intervista-valentina-kuturnenko/">Intervista a Valentina Kuturnenko</a> proviene da <a href="https://www.simonamarabese.it">Simona Marabese</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><br>Intervista a Valentina Kuturnenko, Presidente del Fondo Pro Infanzia di Cernigov.<br>Il Fondo Pro Infanzia (Detskij Fond) da oltre vent’anni collabora con <a href="https://www.lescultures.it/wp/">Les Cultres Onlus</a> di Lecco per organizzare i soggiorni per i bambini sopravvissuti alle radiazioni di Cernobyl nei vari paesi della Brianza. Collaboro con Valentina da tanti anni e nel 2004 sono stata a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/%C4%8Cernihiv">Cernigov</a>, ospite da lei. Valentina ha dedicato la sua vita a salvare i bambini dopo il disastro di Cernobyl nel 1986.</p>



<h4 class="wp-block-heading"></h4>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="296" height="170" src="https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/04/mbini-di-cernobyl.jpg" alt="I bambini di Cernobyl" class="wp-image-689"/><figcaption>Valentina Kuturnenko collabora con Les Cultures di Lecco per ospitare in Italia i bambini di Cernobyl &#8211; Fonte dal web</figcaption></figure>



<p></p>



<h4 class="wp-block-heading">La chiamata arrivata stamattina.</h4>



<p>La sua voce è stremata, fa fatica a parlare e in alcuni momenti il suo racconto è confuso dalle lacrime. Valentina è scappata da Cernigov il giorno in cui è scoppiata la guerra, il 24 febbraio; si è nascosta in campagna, in uno scantinato adibito a bunker. Non mi può dire dove, ha paura di essere poi trovata,</p>



<h4 class="wp-block-heading"><br>Come state vivendo? </h4>



<p>Anche se la domanda più opportuna sarebbe: come state sopravvivendo a questa guerra atroce?<br>Sono arrivata qui il 24 non avevo niente con me e ancora dormo con gli stivali e gli indumenti che avevo. Viviamo al freddo, la temperatura di notte scende quasi fino a meno venti gradi, non abbiamo acqua. Il cibo è pochissimo, mangiamo quasi sempre patate, che riusciamo a recuperare qui in campagna.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Trovare cibo è impossibile.</h4>



<p>Esiste un punto dove la gente può recarsi e dove può avere dello zucchero e del pane, ma è pericoloso andarci perché ci sono mine ovunque e potremmo morire subito. E anche qui ciò che viene distribuito è razionalizzato in modo sbagliato. La gente è impazzita per la fame, per la sete, e così chi può si accaparra di più. Poi alcune persone che hanno provato a muoversi sono state prese e prima di essere uccisi, ci hanno raccontato, sono stati legati e torturati. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Come è possibile tale violenza umana? Ma questa guerra non doveva salvaguardare i civili ?</p><cite>Intervista a Valentina Kuturnenko</cite></blockquote>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/04/cernigov-in-guerra-1024x674.jpg" alt="" class="wp-image-690" width="401" height="263" srcset="https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/04/cernigov-in-guerra-1024x674.jpg 1024w, https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/04/cernigov-in-guerra-300x197.jpg 300w, https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/04/cernigov-in-guerra-768x505.jpg 768w, https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/04/cernigov-in-guerra-1080x710.jpg 1080w, https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/04/cernigov-in-guerra.jpg 1400w" sizes="(max-width: 401px) 100vw, 401px" /><figcaption>Cernigov distrutta &#8211; fonte dal web</figcaption></figure>



<p>Continua: Pensavo che la guerra durasse solo qualche giorno e invece -e qui Valentina scoppia a piangere in maniera sommessa- non riusciamo a riposarci un minuto, è uno stress continuo tra sirene, bombe e violenza. Ogni giorno per le strade vengono trovati corpi di civili morti.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Cosa ne è di Cernigov?</h4>



<p>Cernigov è stata una delle prime città colpite. La gente che non è morta è perché è riuscita a scappare in campagna e a nascondersi. La città è stata distrutta dai Russi. Il sindaco fa sapere attraverso internet che non è possibile ora valutare quante persone sono morte, perché ogni giorno ne muoiono altre.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Chi è rimasto vivo della tua Associazione?</h4>



<p>Cinque giorni fa abbiamo ritrovato il nostro autista ancora vivo ma sotto shock. Ci ha raccontato che i russi sono entrati nel suo appartamento e nonostante lui e i figli si fossero nascosti sotto il letto sono stati trovati. Lui era stato un militare in passato che aiutava i russi e ha cercato di fare leva su questo. Ma nulla ai soldati russi non interessava questo particolare. Hanno puntato il kalashnikov sulla sua testa e a quella dei figli e hanno rubato tutto ciò che era in casa, gioielli, computer, telefonini e anche la macchina.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Alcuni militari russi non guardano in faccia a nessuno, ammazzano tutti, bambini inclusi.</h4>



<p>Addirittura fanno violenza fisica sulle donne. Questa non è una guerra normale, è un genocidio, un crimine di umanità e se ci salveremo dalle bombe moriremo per tutta la violenza psicologica subita.<br>Che fine ha fatto la gente a Cernigov che non è riuscita a scappare?<br>Cernigov è la città dove hanno ucciso più civili. Ho lasciato le chiavi di casa a dei vicini quando sono scappata. In casa avevo conserve, acqua, cetrioli e latte, ho detto loro prendete tutto. Ma ora non so più niente.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>Alcuni soldati russi si comportano come bestie, anzi non le definirei bestie, perché le bestie hanno un cuore</em>, dice Valentina.</p><cite>Intervista a Valentina Kuturnenko</cite></blockquote>



<p>Loro uccidono con una violenza che un essere umano non dovrebbe avere- dice Valentina. Prendono i civili, li torturano, violentano le mogli davanti ai bambini e poi le uccidono. Entrano negli appartamenti e rubano tutto, addirittura chiamano le mogli in Russia per chiedere di cosa hanno bisogno. Loro vivono per il loro idolo: La <a href="https://www.simonamarabese.it/il-fantasma-di-stalin-putin/">Russia</a> di <a href="https://www.simonamarabese.it/la-guerra-in-ucraina-e-i-bambini/">Putin</a>.<br>La voce si fa stanca, non voglio sforzarla a parlare ulteriormente.<br></p>



<h4 class="wp-block-heading">Grazie ai Comuni di Cassago Brianza, Monza, Nerviano e Cerro Maggiore, che ci stano aiutando.</h4>



<p>Valentina mi dice di ringraziare il Comune di Cassago Brianza (che io anni fa sensibilizzai ai soggiorni per i bambini di Cernobyl), il comune di Monza, Nerviano, Cerro Maggiore, perché stanno raccogliendo soldi per l’associazione, per costruire a fine guerra una casa per chi sopravvivrà.</p>



<p><br>Ma quando sarà la fine della guerra? Sottolinea Valentina, saremo ancora vivi?<br>Non ho più domande, piango anche io per il suo racconto. Che Dio ci salvi mi dice. Si, che Dio ci salvi. Non so come salutarla, cosa posso dirle…rimani viva, noi in Italia stiamo facendo di tutto per aiutarvi…e la linea cade.</p>



<p><br></p>



<p>Questo articolo non contiene giudizi di sorta, ma riporta solo le parole della persona intervistata.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>.</p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p></p></blockquote>



<p> </p>



<p><br><br></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.simonamarabese.it/intervista-valentina-kuturnenko/">Intervista a Valentina Kuturnenko</a> proviene da <a href="https://www.simonamarabese.it">Simona Marabese</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La guerra in Ucraina e i bambini</title>
		<link>https://www.simonamarabese.it/la-guerra-in-ucraina-e-i-bambini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Marabese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Mar 2022 16:28:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[campagna Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[cancro alla tiroide]]></category>
		<category><![CDATA[Centrale di Cernobyl]]></category>
		<category><![CDATA[Cernigov]]></category>
		<category><![CDATA[Cernobyl]]></category>
		<category><![CDATA[croce rossa italiana]]></category>
		<category><![CDATA[guerra e bambini]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Donbass]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Kiev]]></category>
		<category><![CDATA[Les Cultures di Lecco]]></category>
		<category><![CDATA[radiazioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.simonamarabese.it/?p=451</guid>

					<description><![CDATA[<p>Trovate il mio Ivan! La guerra in Ucraina e i bambini: Che fine hanno fatto i bambini in Ucraina? Perché nessuno parla di loro? C’è una parte della guerra in Ucraina di cui i media non parlano molto. Ma anche io non posso farlo, è pericoloso, perché questa parte riguarda l’Ucraina dei bambini e delle persone disagiate che non vivono a Kiev, nella grande città, ma nei piccoli paesi delle regioni confinanti.Bambini che vivono in un orfanotrofio, perché hanno perso i genitori, bambini che vivono in ospedali perché malati di cancro alla tiroide, ma anche bambini che vivono in povertà. Dopo lo scoppio del reattore nel 1996, anche la guerra del Donbass nel 2014 ha contribuito al crollo dei salari e alla chiusura di piccole aziende che erano appena nate con l’indipendenza dell’Ucraina. Ma ha anche contribuito a peggiorare la situazione sanitaria. Ecco, di queste persone, che non sono politici e non girano con armi in mano i media ne parlano poco. Eppure sono tanti, se ancora vivi. A nord dell’Ucraina, vicino alla Centrale di Cernobyl, dove sono stata nel 2004, vi sono piccoli paesi di campagna, proprio minuscoli, come quello in cui vive Ivan, il bimbo è cresciuto insieme [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.simonamarabese.it/la-guerra-in-ucraina-e-i-bambini/">La guerra in Ucraina e i bambini</a> proviene da <a href="https://www.simonamarabese.it">Simona Marabese</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Trovate il mio Ivan!</p>



<pre class="wp-block-verse">La guerra in Ucraina e i bambini: Che fine hanno fatto i bambini in Ucraina? Perché nessuno parla di loro? </pre>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>C’è una parte <a href="https://www.corriere.it/esteri/22_marzo_27/aggiornamento-militare-guerra-ucraina-kiev-chiedono-tank-aerei-ora-nato-considera-svolta-forniture-1c6ee354-add3-11ec-881c-603be96566c9.shtml">della guerra in Ucraina</a> di cui i media non parlano molto. Ma anche io non posso farlo, è pericoloso, perché questa parte riguarda l’<a href="https://www.simonamarabese.it/biografia/">Ucraina</a> dei bambini e delle persone disagiate che non vivono a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Kiev">Kiev</a>, nella grande città, ma nei piccoli paesi delle regioni confinanti.<br>Bambini che vivono in un orfanotrofio, perché hanno perso i genitori, bambini che vivono in ospedali perché malati di cancro alla tiroide, ma anche bambini che vivono in povertà. </p></blockquote>



<p>Dopo lo scoppio del reattore nel 1996, anche la <a href="https://www.repubblica.it/esteri/2022/03/25/news/ucraina_mosca_frena_su_guerra_solo_donbass_e_stop_a_maggio-342875019/">guerra del Donbass </a>nel 2014 ha contribuito al crollo dei salari e alla chiusura di piccole aziende che erano appena nate con l’indipendenza dell’<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ucraina">Ucraina</a>. Ma ha anche contribuito a peggiorare la situazione sanitaria. Ecco, di queste persone, che non sono politici e non girano con armi in mano i media ne parlano poco. Eppure sono tanti, se ancora vivi.<br></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>A nord dell’Ucraina, vicino alla <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Disastro_di_%C4%8Cernobyl%27">Centrale di Cernobyl</a>, dove sono stata nel 2004, vi sono piccoli paesi di campagna, proprio minuscoli, come quello in cui vive Ivan, il bimbo è cresciuto insieme alla mia famiglia.</p></blockquote>



<p><br>Ivan (di cui non faccio il cognome per motivi di sicurezza) , è un vero <a href="https://www.treccani.it/vocabolario/ucraino/">Ucraino</a> la cui vita è stata segnata dal dolore. Da piccolo lo scoppio del reattore della centrale di Cernobyl, non distante da dove vive, gli ha portato via il papà e Ivan ha dovuto crescere con la mamma che era senza lavoro.<br>Me lo ricordo il 24 dicembre del 1986, quando andai a prenderlo all’associazione con la quale ho collaborato come interprete di lingua russa, per aiutare i soggiorni di questi bambini in Italia. L’associazione si chiama<a href="https://www.lescultures.it/wp/"> Les Cultures di Lecco</a> e da anni si occupa di far venire in Italia i bambini ucraini, almeno un mese all’anno, di modo che possano smaltire le radiazioni accumulate.<br></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Aveva sei anni il giorno in cui arrivò; indossava un giubbetto estivo e aveva con sé un sacchettino di plastica contenente uno spazzolino da denti e un paio di mutandine.</p></blockquote>



<p>Insieme a lui arrivarono molti altri bambini, tutti provenienti da zone disagiate, povere e zone dove i bambini, a causa delle<a href="https://www.ilmessaggero.it/mondo/chernobyl_radiazioni_guerra_nucleare_bombardamenti_personale_ultime_notizie-6586962.html"> </a><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Radiazione">radiazioni</a>, soffrivano di strane malattie. Mi ricordo due gemelline che erano completamente senza capelli; altri bambini non avevano più i denti e la maggior parte di loro aveva il <a href="https://healthy.thewom.it/salute/tumore-tiroide/">cancro alla tiroide</a>. Noi abbiamo cercato di aiutare tutti.<br></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/03/piccolo-ivan-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-453" width="503" height="671"/><figcaption>Il piccolo Ivan da noi in Italia</figcaption></figure>



<p>Ivan con la mia famiglia è cresciuto; allora si attaccò così tanto a mio padre da chiamarlo “papà Luigi “ e ogni volta che doveva ritornare in <a href="https://www.simonamarabese.it/biografia/">Ucraina</a> era una sofferenza. Ma sapevamo che l’anno dopo l’avremmo rivisto. Quando partiva si portava sempre a casa una valigia piena di giocattoli. Non li apriva mai in Italia, perché poi, ho scoperto, nel suo paesino li rivendeva per guadagnare qualcosa. E’ stato fortunato anche perché coi i soldi che siamo risusciti a raccogliere tramite parenti ed amici in campagna lui si è comprato una casetta per la mamma e una mucca.<br></p>



<p>Quando Ivan è diventato adulto è stato più difficile invitarlo: ormai faceva parte della nostra famiglia, della nostra cerchia di parenti e ci mancava molto. Allora nel dicembre del 2004, preparai la valigia, piena di giocattoli, vestiario e cibo e comprai un biglietto per <a href="https://www.simonamarabese.it/la-tattica-malvagia-dei-ceceni/">Kiev.</a></p>



<p></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p> Il viaggio fu molto lungo. A Francoforte persi la coincidenza con la linea di volo Ucraina e arrivai <a href="https://www.simonamarabese.it/la-tattica-malvagia-dei-ceceni/">Kiev</a> senza la mia valigia. Sola, con qualche dollaro in tasca presi il pullman per arrivare nella zona di <a href="https://www.today.it/mondo/chernihiv-inferno.html">Cernigov</a>: 200 km senza riscaldamento con un temperatura esterna di meno 22.</p></blockquote>



<p><br>Ma non mi pesava il freddo. Il mio cuore era pieno di gioia perché potevo riveder il nostro Ivan. Dopo aver passato la notte da Valentina (la responsabile dei soggiorni), il giorno dopo venne un autista a prendermi, chiamato dall’associazione e ad accogliermi la mamma di Ivan che indossava la giacca di montone che le avevamo regalato. Dopo due ore di macchina arrivammo nel paese di Ivan, in piena campagna, la <a href="https://www.repubblica.it/esteri/2022/03/26/news/colpire_scorte_e_munizioni_la_strategia_del_cremlino_per_salvare_la_campagna_in_ucraina-342981743/">campagna Ucraina </a>dei sopravvissuti alle radiazioni, alla <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_del_Donbass">guerra del Donbass</a>. Un piccolo paese di 300 abitanti con un negozio, dove vi erano degli scaffali quasi vuoti e le persone giravano ancora sui carri trainati da cavalli. Sembrava di essere tornati indietro nel tempo.<br></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Ricordo però il calore con cui mi accolsero. Avevano una gratitudine infinita, che mi scaldava l’anima. Mi ospitarono a pranzo nella loro casetta (il bagno fuori in mezzo alla neve costruito con assi di legno) e mi prepararono cibo a volontà. </p></blockquote>



<p>Tutto il paese quel pomeriggio venne a farmi visita come se fossi stata una persona famosa, e tutti ringraziavano l’Italia. “Grazie italiani, perché ci aiutate. Grazie per quello che fate”.<br>E io ero orgogliosa, perché davvero con l’associazione di lecco ci siamo fatti in quattro per aiutare questi bambini. Ad ogni soggiorno organizzavamo visite mediche, anche molto importanti.<br>Quel giorno vennero a farmi visita anche i bambini che erano stati ospiti dell’Onorevole Cervetti, con cui lavorai qualche anno per l’associazione Vera Brianza di Monticello, che si occupava di export nei paesi dell’ex Unione Sovietica, per la quale lavoravo come interprete.<br>Poi nel 2012 è morta mamma e tramite l’associazione abbiamo fatto ritornare Ivan a casa nostra. Era ormai un uomo di 26 anni. E’ stato con noi per un po di tempo. Ricordo ancora le lacrime quando ci siamo riabbracciati.<br>Ritorno al presente, all’incubo che stiamo vivendo.</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-left is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Il 24 mattina ero a scuola, non avevo ancora letto i giornali. Ricevo un messaggio da papà : chiama Ivan. Mi collego col cellulare e vedo che Putin ha dichiarato guerra all’Ucraina. </p></blockquote>



<p>Da conoscitrice della politica di russa me lo aspettavo, ma forse non adesso e forse pregavo che ciò non avvenisse mai. Anche se la notte precedente il discorso di Putin alla nazione era chiaro e perentorio: rivogliamo l’Ucraina. Con l’angoscia in gola provo a chiamare subito Ivan e lui frettolosamente mi risponde: Simona, non posso parlare ora sono coi soldati, e chiude il telefono.<br>Da allora io riprovo ogni giorno a chiamarlo, ma nulla il telefono è spento. Neanche Valentina, con la quale riesco a scambiare qualche messaggio su WhatsApp nascosta in un bunker, sa nulla di lui. Di tutti i bambini che aiutava non sa più nulla. O forse non può dirci nulla perché teme di essere trovata. Le chiedo: che fine ha fatto Ivan? Ma la mia domanda è più generale: che fine hanno fatto Sasha, Nina, Anna, Serezha e tutti gli altri bambini che sembravano avere una speranza con questi soggiorni?<br>Valentina nei suoi brevi messaggi mi racconta che tutto è stato distrutto, che anche lei ha dovuto nascondersi, per questo non aggiunge altro. Gli orfanotrofi che vi erano non ci sono più, e tanti bambini anche, pare abbiano perso la vita schiacciati dalle bombe lanciate dai russi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/03/ucraina-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-452" width="437" height="327" srcset="https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/03/ucraina-1024x768.jpg 1024w, https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/03/ucraina-300x225.jpg 300w, https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/03/ucraina-768x576.jpg 768w, https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/03/ucraina-1536x1152.jpg 1536w, https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/03/ucraina-2048x1536.jpg 2048w, https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/03/ucraina-1080x810.jpg 1080w" sizes="auto, (max-width: 437px) 100vw, 437px" /><figcaption>La guerra in Ucraina</figcaption></figure>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Mi chiedo: perché i bambini? Cosa centrano con la guerra? Perché devono subire questa violenza?</p></blockquote>



<p>Una nota del ministero dell’istruzione, pubblicata in questi giorni, ci invita a parlare a scuola della situazione attuale citando dell’articolo 11: la Pace.<br>Si, la pace. La stiamo aspettando ogni giorno. Le teorie sono tante, i giornalisti che scrivono cercano di dare spiegazioni a questo conflitto: tutti hanno ragione e tutti hanno torto. Da conoscitrice del mondo ex sovietico dico che non sarà facile. Ma spero di sbagliarmi. L’Ucraina è una delle repubbliche più ricche di quelle che l’ex Impero Sovietico ha perso e anche una delle più aperte mentalmente.<br>E la Russia non teme sanzioni ne vuole trattare. La dittatura non conosce il dialogo. E’ difficile raccontare della pace ai miei studenti, quando le scene che vedono in televisione sono quelle di una guerra, obsoleta nella sua espressione ma sanguinaria; una guerra che non ci doveva essere e che deve essere fermata a tutti i costi. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>I bambini non c’entrano. I bambini devono crescere, devono vivere.</p></blockquote>



<p><br>La cosa che più mi rattrista è pensare a cosa ne è di Ivan e perché non risponde al telefono. Lui che amava il suo paese e alla domanda: “vuoi restare in Italia”? rispondeva fiero: ”No, voglio andare in Ucraina, perché è il mio paese e amo il mio paese”.<br>Provo a ricontattare Valentina, non mi rassegno, ma non ho più risposta. Contatto la <a href="https://cri.it/">Croce Rossa italiana</a>, la quale gentilmente mi offre il suo aiuto e scrive alla Croce Rossa di Kiev. Ma nulla. Passano i giorni e di Ivan non si sa nulla. Ogni sera gli scrivo su WhatsApp: Ivan, abbiamo i mandarini e la coca cola che tu amavi tanto. Rispondimi! Ma il telefono è sempre spento. I messaggi non gli arrivano. E io continuo a pregare.<br>Quello che posso fare e sto facendo è collaborare con tante altre associazioni italiane per raccogliere cibo, vestiti, soldi. E spero. Spero che un giorno Ivan riaccenda il telefono, che sia vivo. Ma spero prima di tutto che questa guerra finisca. Una guerra che sta uccidendo tanti civili, che con la politica non c’entrano nulla. E mi addormento la sera con il volto di Ivan nel mio cuore.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/03/Ivan-adulto.jpg" alt="" class="wp-image-454" width="391" height="391" srcset="https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/03/Ivan-adulto.jpg 691w, https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/03/Ivan-adulto-300x300.jpg 300w, https://www.simonamarabese.it/wp-content/uploads/2022/03/Ivan-adulto-150x150.jpg 150w" sizes="auto, (max-width: 391px) 100vw, 391px" /><figcaption>Ivan in Italia</figcaption></figure>



<p><br><br></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.simonamarabese.it/la-guerra-in-ucraina-e-i-bambini/">La guerra in Ucraina e i bambini</a> proviene da <a href="https://www.simonamarabese.it">Simona Marabese</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
